L’Unione europea ha annunciato un limite alle esportazioni di auto ibride cinesi, fissando a 350mila unità l’anno il tetto per il primo anno. La misura, che potrebbe entrare in vigore a partire dal 1° dicembre e rimanere in vigore per quattro anni, mira a ridurre significativamente il flusso di veicoli ibridi e plug-in hybrid provenienti dalla Cina. Il commissario europeo al Commercio, Maroš Šefčovič, ha spiegato che l’accordo potrebbe portare a più che dimezzare le esportazioni cinesi in quattro anni.
L’accordo politico tra Bruxelles e Pechino è stato raggiunto dopo mesi di tensioni commerciali e punta a evitare uno scontro più grave tra le due economie. Mentre i dazi introdotti nel 2024 hanno colpito soprattutto le elettriche pure prodotte in Cina, le ibride e le plug-in hybrid sono diventate una nuova porta d’ingresso per i costruttori cinesi. Nel primo semestre del 2026, il valore delle esportazioni cinesi di ibride verso l’Unione europea ha raggiunto 7,5 miliardi di dollari, con SAIC, BYD e Chery che rappresentano oltre il 90% di queste esportazioni.
Un tetto che cresce ogni anno
La misura di salvaguardia prevede un limite iniziale di 350mila veicoli, destinato poi ad aumentare progressivamente. C’è però un dettaglio importante: formalmente il tetto non potrà riguardare soltanto le auto cinesi. Per rispettare le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio, la misura dovrà applicarsi a tutte le importazioni di veicoli ibridi. Alla Cina sarà comunque garantita una quota non inferiore a quella riservata a qualsiasi altro Paese esportatore. Le ibride sono diventate una delle categorie più dinamiche dell’export automobilistico cinese verso l’Europa. Secondo quanto riportato, nei primi mesi del 2026 hanno rappresentato il 44% delle esportazioni automobilistiche cinesi verso il continente, anche grazie al fatto che le plug-in hybrid erano rimaste fuori dai dazi aggiuntivi imposti dall’UE alle elettriche cinesi nel 2024. Per i produttori cinesi è stata una combinazione particolarmente favorevole: prezzi competitivi, ampia disponibilità di modelli e un segmento meno esposto rispetto alle elettriche alle barriere commerciali europee.
Chi rischia di più
I gruppi già più radicati in Europa, come BYD, Geely, SAIC e Chery, stanno investendo nella produzione locale e potrebbero quindi assorbire meglio l’impatto delle nuove restrizioni. Più difficile potrebbe essere invece la situazione per costruttori più piccoli o entrati solo recentemente nel mercato europeo, per i quali costruire stabilimenti nel continente richiede capitali e volumi molto maggiori.
Per l’industria automobilistica europea la misura rappresenta una boccata d’ossigeno, almeno nel breve periodo. Il settore è alle prese contemporaneamente con la transizione elettrica, costi elevati, debolezza della domanda e una concorrenza cinese sempre più aggressiva sui prezzi. La misura potrebbe aiutare a stabilizzare il mercato, ma non risolverà tutti i problemi. Le ibride sono diventate una via di fuga per i produttori cinesi, evitando i dazi più severi sulle elettriche. L’obiettivo dichiarato da Bruxelles è ridurre in maniera significativa il flusso previsto di auto cinesi. La misura dovrà applicarsi a tutte le importazioni di veicoli ibridi, non solo quelle cinesi, per rispettare le regole internazionali.



