L’Europa ha annunciato un nuovo protocollo per gestire le minacche ibride, come droni, sabotaggi e cyberattacchi, che mettono in pericolo la sua sicurezza senza raggiungere la soglia dell’aggressione armata. L’idea, presentata da Ursula von der Leyen durante il discorso sullo Stato dell’Unione, mira a colmare il vuoto tra la consultazione politica e l’azione militare, un tema sempre più urgente in un contesto in cui i confini tra pace e guerra si sono smontati. L’obiettivo è creare un meccanismo europeo che permetta una risposta condivisa e coordinata quando un episodio non è sufficientemente grave da configurarsi come guerra, ma è comunque un rischio per la sicurezza nazionale.
Un protocollo per la zona grigia
Il protocollo, chiamato Emergency Security Protocol, è stato definito da von der Leyen come «l’Articolo 4 dell’Europa», un riferimento al meccanismo NATO che permette a un alleato di chiedere consultazioni in caso di minaccia. La differenza sta nella soglia: il nuovo protocollo dovrebbe attivarsi proprio quando un episodio non arriva a configurarsi come aggressione armata, ma è abbastanza grave da mettere in pericolo la sicurezza nazionale. Se uno Stato membro lo attivasse, tutti gli altri sarebbero chiamati a riunirsi per coordinare una risposta, dissuadere ulteriori azioni e limitarne le conseguenze.
Un progetto in cerca di consenso
L’idea non è nuova: circola da decenni e è stata rilanciata più volte, ma non ha mai superato le resistenze degli Stati membri e il problema della sovrapposizione con la NATO. La Commissione europea ha anche annunciato l’intenzione di creare un European Security Council, un formato per riunire i leader europei insieme a partner come Regno Unito, Canada, Norvegia e Ucraina. Tuttavia, per Marta Prochwicz, policy fellow dell’European Council on Foreign Relations, «l’Europa ha già molti luoghi in cui parlare. Quello che manca è un modo per far pagare alla Russia il costo delle sue azioni». L’obiettivo è accelerare lo scambio di informazioni su minacce ibride, ma la volontà di agire rimane un problema.
La Commissione vuole inoltre creare un European Instrument for Strategic Enablers per finanziare capacità che oggi rappresentano un punto di dipendenza europea dagli Stati Uniti: difesa aerea e antimissile, rifornimento in volo, trasporto strategico, spazio e cyber. L’idea è di usare i fondi disponibili nel programma Safe per finanziare nuovi progetti con l’industria della difesa ucraina. Von der Leyen ha citato in particolare Freyja, il progetto europeo per la difesa antimissile, definendolo «solo l’inizio». Il punto non è costruire una NATO parallela, ma provare a colmare il divario tra consultazione politica e azione militare.
La proposta si inserisce in un contesto in cui i droni, i sabotaggi e i cyberattacchi stanno mettendo in discussione la capacità di difesa dell’Europa. In Lituania, ad esempio, caccia italiani impegnati in una missione NATO hanno abbattuto un drone entrato nello spazio aereo del Paese, proveniente probabilmente dalla Bielorussia. L’Europa, però, non ha ancora una risposta condivisa e coordinata. Per Prochwicz, «se resterà un luogo di discussione, senza una maggiore cooperazione nell’industria della difesa, programmi comuni e addestramento congiunto, non renderà l’Europa più sicura». Il futuro del protocollo dipenderà quindi non solo dalla volontà di agire, ma anche dalla capacità di costruire una difesa comune e un’industria strategica europea.
- Emergency Security Protocol: meccanismo per rispondere alle minacce ibride
- Freyja: progetto europeo per la difesa antimissile
- European Instrument for Strategic Enablers: finanziamento per capacità difensive
La sfida per l’Europa è dunque non solo quella di creare un protocollo, ma di trasformarlo in una realtà concreta, in grado di rispondere alle minacce che si fanno sempre più complesse e diffuse. La strada è lunga, ma il passo è stato fatto: l’Europa ha scelto di affrontare la zona grigia, dove la pace e la guerra si confondono, con un nuovo strumento di difesa e di cooperazione.



