Un murale realizzato nel 2025 al parco delle Semirurali a Bolzano è stato danneggiato da un atto che i responsabili definiscono razzismo. Le figure di un ragazzo nero, rappresentate nell’opera, sono state coperte con vernice spray, mentre le altre rimangono intatte. L’episodio ha suscitato indignazione e dibattito, con le opposizioni che portano il caso in Consiglio comunale. Il sindaco Claudio Corrarati ha condannato l’episodio, affermando che la città non deve diventare “questa cosa”.
Un atto di razzismo, non vandalismo
Il Team K, insieme a consiglieri di circoscrizione, ha definito l’episodio come un “atto di razzismo”, non semplice vandalismo. L’opera, realizzata in collaborazione con il Comune e la Circoscrizione Don Bosco, aveva lo scopo di raccontare lo sport come unione, rispetto e diversità. L’attacco ha colpito soprattutto i bambini e i concittadini di colore, in un parco frequentato da famiglie che rappresentano una storia comune di convivenza e diversità. La decisione di portare il caso in Consiglio comunale è stata annunciata da Matthias Cologna e Thomas Brancaglion, che hanno chiesto al Comune di sporgere denuncia e di costituirsi parte civile nell’eventuale procedimento. “Ogni forza politica potrà dire da che parte sta”, hanno sottolineato i consiglieri. Il sindaco Claudio Corrarati ha già incaricato il comandante della Polizia locale, Fabrizio Piras, di raccogliere elementi per identificare i responsabili.
Le polemiche sul colore delle figure
Le polemiche non si limitano al murale danneggiato. Intanto, si discute anche sul murale che avrebbe dovuto essere realizzato in viale Druso, sul muro perimetrale delle scuole Ada Negri. L’opera, pensata per il festival ELLA, riprendeva due Arcani maggiori dei tarocchi, l’Imperatrice e il Mondo, attraverso figure femminili nere. L’assessora comunale alle Pari Opportunità, Patrizia Brillo (Fratelli d’Italia), ha deciso di non realizzare il murale, ritenendo che le figure dovessero essere rosa, più aderenti all’iconografia tradizionale.
Brillo ha ritirato anche il sostegno del suo assessorato all’intero festival, che ora è sostenuto dall’assessorato alla cultura, in mano al sindaco. La decisione ha suscitato critiche dal centrosinistra, tra cui Chiara Rabini (Verdi), che ha ricordato che i murales lungo il muro delle Ada Negri “hanno una storia da oltre sei anni che qualcuno farebbe bene a conoscere”. Rabini ha sottolineato che né l’assessora né la Giunta comunale possono decidere il colore della pelle delle figure in un’opera d’arte, né escludere una parte della società.
Luca Di Biasio (La Sinistra) ha sottolineato l’ambigua posizione della Giunta, che boccia l’assessorato alle Pari Opportunità ma sostiene l’assessorato alla Cultura. “Non servono i tarocchi per capire che la questione non riguarda la qualità dell’evento, ma l’ideologia”, ha commentato. La consigliera Chiara Rabini ha ricordato che il suo ruolo precedente era stato quello di assessora alle Pari Opportunità. Per Nadia Mazzardis, esponente del PD e membro del Comitato provinciale pari opportunità, il nodo è il rapporto tra politica e arte. “Se il Comune voleva esecutrici di ordini, poteva chiamare un’imbianchina o una decoratrice. Non delle artiste. Quando la politica pretende di controllare l’arte, non è più una questione di murales. È una questione di democrazia”, ha sottolineato.



