Nelle ultime settimane, davanti a cinque istituti scolastici di Gorizia, sono apparsi striscioni e volantini di estrema destra, legati a gruppi neofascisti come il Blocco Studentesco, affiliato a Casa Pound. L’azione, rivendicata su Instagram, ha suscitato preoccupazione per la presenza di simboli e slogan che richiamano ideologie di matrice fascista. Nonostante l’attenzione su temi come la guerra in Gaza, il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha preferito restare in silenzio, nonostante le proteste si siano intensificate negli ultimi mesi.
Un attacco alla libertà di opinione
La scuola italiana è stata oggetto di attacchi interni negli ultimi anni, con provvedimenti ministeriali che limitano la libertà di opinione degli studenti e dei docenti. Le repressioni del dissenso e la crescente “pedagogia della cautela” hanno portato a un clima di autocensura, con insegnanti e studenti che si ritrovano a temere ritorsioni ufficiali o procedimenti disciplinari. L’azione di Blocco Studentesco, con i suoi striscioni e volantini, rappresenta un ulteriore episodio di questa tendenza.
La scuola non è antifascista. È libera
A Udine, uno striscione recita «La scuola non è antifascista. È libera», un slogan che, sebbene sembri semplice, contiene una contraddizione: in una Repubblica fondata sulla Resistenza, una scuola libera è per definizione antifascista. Il luogo dell’affissione è significativo, poiché l’istituto è intitolato a Cecilia Deganutti, partigina morta in un campo di concentramento.
Un richiamo al passato
Uno dei striscioni appesi davanti agli istituti di Gorizia recita «Morirete pazzi!», accompagnato da un carattere littorio e da un fulmine cerchiato. L’azione è stata rivendicata con una didascalia che promette di «svegliare Gorizia dal torpore» e di «inaugurare con slancio un nuovo anno militante». Il messaggio assume un significato particolare, considerando che Gorizia è legata alla figura di Franco Basaglia, il quale nel 1961 avviò una rivoluzione nel modo italiano di guardare alla follia.
Un frullato di ideologie
Quasi in parallelo, a San Donà di Piave, in provincia di Venezia, sono comparsi uno striscione e alcuni volantini di Azione Studentesca, la giovanile legata a Fratelli d’Italia. Lo striscione recita «La scuola: a noi!», con un richiamo esplicito a un motto del Ventennio. I volantini usano un lessico di tutt’altra tradizione: si invita lo studente a far «vincere il ribelle che è dentro di te» e a «stravolgere la scuola della noia», ci si definisce «sognatori rivoluzionari» e si chiede agli studenti di lanciare il loro «grido di libertà». È un frullato che sembra mettere insieme Ernst Jünger e Filippo Tommaso Marinetti con il repertorio sessantottino. Nonostante l’attenzione del ministro Valditara su temi come la guerra in Gaza, il suo silenzio di fronte a episodi di protesta estrema ha suscitato dibattito. Mentre il ministro si esprime frequentemente su questioni di attualità, quando si tratta di striscioni e volantini di destra, la sua voce non si sente. Il suo atteggiamento sembra seguire una strategia di non intervento, che alcuni hanno paragonato al «splendore dei forti e rifugio dei deboli», una frase attribuita a De Gaulle.



