La gara per lo spettro 5G vede solo Iliad e Eolo sui lotti nazionali
L’Asta 5G ha visto solo due operatori, Iliad e Eolo, partecipare ai lotti nazionali, mentre i colossi del settore come Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb+ hanno scelto di non partecipare. La decisione è legata alla richiesta di un rinnovo gratuito delle frequenze in scadenza nel 2029, con validità fino al 2037. In cambio, gli operatori hanno offerto l’impegno a realizzare nuovi investimenti nelle infrastrutture di rete. La gara, che riguarda lo spettro compreso tra 24,25 e 26,5 GHz, è fondamentale per lo sviluppo dei servizi 5G ad alta capacità e delle connessioni wireless a banda ultralarga con tecnologia Fwa.
Le frequenze a livello territoriale sono più accessibili
A livello territoriale, invece, sono presenti diversi operatori, tra cui Stel, Telecomunicazioni Digitali Fastalp, Bbbell e il raggruppamento Fidoka-Newtec. Vengono messi a disposizione circa 2,25 GHz di spettro, divisi in 5 lotti nazionali da 200 MHz e 42 lotti territoriali. I grandi operatori storici, però, non hanno partecipato alla gara, che è a titolo oneroso. La strategia di contenimento dei costi è comune a tutti i grandi operatori, che hanno investito miliardi di euro in precedenti gare per il 5G. Ora chiedono condizioni normative diverse e non vogliono partecipare a nuove procedure onerose per ulteriori porzioni di spettro a onde millimetriche.
Le critiche per la concorrenza e la perdita di gettito
L’Agcom ha avviato consultazioni pubbliche per esaminare la questione, con una decisione attesa entro il 2026. Tuttavia, ci sono critiche da parte dell’Antitrust e di diversi osservatori, che mettono in guardia sui rischi per la concorrenza e sulla perdita di gettito per lo Stato. Si stima che rinunciare a una gara pubblica per lo spettro delle frequenze possa comportare un mancato introito di diversi miliardi di euro. Si parla di 5,5 miliardi di euro complessivi tra il 2030 e il 2037, una cifra impossibile da investire per gli operatori di telefonia fissa e mobile.
Le frequenze a 900 e 1800 MHz sono quelle più richieste
Le frequenze che più interessano i grandi operatori sono i lotti a 900 e 1800 MHz, necessari ai servizi di telefonia mobile. La mancanza di partecipazione da parte dei colossi ha sollevato preoccupazioni sulle implicazioni per il mercato e per lo sviluppo tecnologico nazionale. La gara è attesa entro la fine del 2026, con decorrenza effettiva dei diritti d’uso dal 1° gennaio del 2029. La situazione rimane in attesa di una decisione definitiva, che potrebbe influenzare significativamente il panorama delle telecomunicazioni in Italia.



