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mercoledì 14 Ottobre 2026

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Auto che registrano militari norvegesi e sensori acquistati senza saperlo

L’uso di dispositivi connessi in ambito militare solleva preoccupazioni per la privacy e la sicurezza nazionale.

Nel contesto di un’era in cui ogni oggetto può diventare un sensore, la minaccia più insidiosa non ha l’aspetto di una spia, ma di una comodità: un’auto noleggiata in fretta, una telecamera acquistata al ribasso, un pannello solare che si aggiorna da solo. In Norvegia, un episodio ha messo in luce i rischi legati all’uso di dispositivi connessi in contesti sensibili, come le esercitazioni militari. L’incidente, scoperto durante un’esercitazione della Guardia nazionale norvegese, ha rivelato che alcuni veicoli elettrici, prodotti da un’azienda cinese, avevano registrato e conservato dati sensibili, tra cui i volti dei soldati, i loro spostamenti e le dita che digitavano i codici sui tastierini dei varchi militari.

Le registrazioni sono state cancellate a esercitazione conclusa, ma nessuno sa se i file siano rimasti nella memoria delle vetture o abbiano preso la strada di un server lontano. Il problema non è solo la tecnologia, ma la mancanza di controllo su chi possiede e gestisce i dati. La società di noleggio appartiene a Volvo Cars, a sua volta controllata dalla cinese Geely, che ha affermato che la condivisione di dati con la casa madre richiede una base giuridica. Tuttavia, il punto non è la buona fidelità di un’azienda, ma la legge cui essa deve rispondere.

La teoria del mosaico e l’intelligence prescrittiva

La teoria del mosaico, come la descrive l’intelligence, si basa sull’accumulo di informazioni apparentemente insignificanti, che, messe insieme, possono rivelare segreti di Stato. Un volto di un caporale, l’orario in cui un convoglio lascia la caserma, il punto in cui un ufficiale parcheggia ogni mattina: informazioni che, prese una alla volta, non valgono nulla. Messe insieme, raccontano chi comanda davvero, quali reparti si muovono prima di un’operazione, quali procedure si ripetono e dove si aprono le crepe. Oggi, grazie all’intelligenza artificiale, è possibile ricostruire i grafi delle relazioni, individuare i nodi di una catena di comando e stabilire la «routine» di una base. Non si limita a descrivere il presente o a stimare il futuro: suggerisce al decisore la mossa migliore. È l’intelligence prescrittiva, quella che trasforma la conoscenza in vantaggio decisionale.

La pubblica amministrazione e i sensori di cui non si sa

La vicenda norvegese non è un’eccezione, ma un campione. La pubblica amministrazione, in Italia come altrove, acquista ogni giorno dispositivi connessi: videocamere di sorveglianza, inverter fotovoltaici sui tetti degli edifici pubblici, impianti di climatizzazione intelligenti, controlli d’accesso, stampanti di rete, droni per la protezione civile, auto di servizio. Ognuno di questi oggetti è un sensore, e molti dialogano regolarmente con i server del produttore per aggiornamenti e diagnostica.

Lo ha scoperto, sempre in Norvegia, l’operatore dei trasporti di Oslo, Ruter, quando i test sui nuovi autobus elettrici di un costruttore cinese hanno mostrato che la casa madre poteva intervenire da remoto sui sistemi di controllo, fino a spegnerli. C’è un paradosso che merita di essere detto con chiarezza: la pubblica amministrazione acquista, e paga di tasca propria, i dispositivi che potrebbero servire a spiarla. Per chi intendesse sfruttarli, quei sensori valgono più come fonte di informazioni che come merce.

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