L’incendio doloso che ha distrutto un capannone della Gial a Fasano, nella notte tra mercoledì e giovedì 14 ottobre 2026, ha lasciato tracce inaspettate che potrebbero aiutare le indagini. Tra le ceneri sono emersi un cappellino e una scatola di fiammiferi, elementi che stanno diventando fondamentali per ricostruire l’episodio. La Procura di Brindisi, guidata dal pubblico ministero Mauron Gallone, ha aperto un’inchiesta per l’ipotesi di reato di danneggiamento a seguito di incendio. L’obiettivo è individuare gli autori dell’atto criminale, che ha danneggiato circa 30 mezzi utilizzati per la raccolta dei rifiuti.
Elementi chiave per le indagini
Le analisi in corso, affidate a esperti e ai carabinieri del Ris, dovranno verificare se sul cappellino in tessuto blu, non appartenente né al custode né al personale della Gial, siano presenti impronte digitali o tracce biologiche. La scatola di fiammiferi, invece, potrebbe fornire ulteriori informazioni. I primi accertamenti hanno stabilito che si tratta di fiammiferi da barbecue, lunghi e spessi, ideali per un innesco rapido e robusto. Questo tipo di prodotto, disponibile sul mercato, potrebbe indicare una scelta mirata per l’attentato.
La scelta dei fiammiferi è ricaduta sulla tipologia più efficiente per la riuscita dell’attentato.
L’inchiesta sta inoltre verificando se ci siano collegamenti con gli attentati messi a segno nelle sedi della Gial di Gallipoli e Taviano, nonché di Manduria e Sava. L’11 luglio e il 3 agosto del 2026, nel Salento e nel Tarantino, sono stati segnalati episodi simili. L’inchiesta della Procura di Taranto è in corso, mentre a Lecce è stata archiviata. Nonostante l’assenza di indagati nel fascicolo del pm Gallone, si è certi di fronte a un gruppo criminale organizzato.
Collegamenti con precedenti episodi
La Gial ha affidato all’avvocato Michele Bonsegna il compito di seguire l’esito degli accertamenti. L’obiettivo è chiaro: individuare i responsabili dell’atto e comprendere eventuali collegamenti con attività criminali esterne. L’incendio, che ha danneggiato mezzi utilizzati per la raccolta rifiuti, ha suscitato preoccupazioni per la sicurezza del territorio e per la gestione dei servizi pubblici. La recente aggiudicazione della Gial per oltre 158 milioni di euro per l’igienizzazione urbana dell’Aro 3 Brindisi Nord non ha ancora rivelato legami con l’episodio, ma resta un tema di interesse per le autorità.
La scelta dei fiammiferi è ricaduta sulla tipologia più efficiente per la riuscita dell’attentato.
Le analisi potrebbero rivelarsi decisive. Il Ris, con l’aiuto di esperti, potrebbe confrontare i dati raccolti con la banca dati nazionale della polizia criminale. Se si dovesse trovare una corrispondenza, il cappellino e la scatola di fiammiferi potrebbero diventare elementi cruciali per identificare i responsabili. L’incendio, pur non avendo lasciato tracce di tentata estorsione, ha messo in luce la complessità delle dinamiche criminali che coinvolgono l’azienda. La Gial, in attesa dei risultati, continua a monitorare la situazione con l’aiuto legale.



