Il 29 ottobre a Castronno si è svolto un incontro promosso da Confartigianato Imprese Varese, dedicato al tema dell’intelligenza artificiale e al suo impatto sulla vita dei ragazzi. L’evento, organizzato all’interno dello spazio Materia di VareseNews, ha visto la partecipazione di esperti, docenti, ricercatori e rappresentanti del mondo produttivo, con l’obiettivo di riflettere su come la tecnologia sta trasformando la scuola, il lavoro e l’identità dei giovani. I dati di Save the Children, riferiti al febbraio 2026, hanno sottolineato quanto profondamente questa tecnologia sia entrata nella vita dei più giovani, con nove adolescenti su dieci che la utilizzano quotidianamente.
Un dibattito tra scuola, lavoro e identità
Il dibattito ha affrontato temi complessi, come il ruolo della scuola in un mondo in cui le macchine sono in grado di scrivere, rispondere e elaborare informazioni. L’intelligenza artificiale non cambia soltanto il modo in cui impariamo o lavoriamo, ma anche il rapporto tra conoscenza, ricchezza e potere. Il confronto ha visto la partecipazione di Luca Mari, docente della Cattolica e autore del libro «L’intelligenza artificiale di Pinocchio», che ha sottolineato l’importanza di imparare a «metterci la firma», assumersi la responsabilità di ciò che si produce anche quando si utilizzano strumenti di intelligenza artificiale.
Le piccole imprese e i giovani: una prospettiva diversa
Un dato interessante ha messo in luce il ruolo dei giovani nel mondo del lavoro: le piccole imprese che impiegano ragazzi sotto i trent’anni utilizzano l’intelligenza artificiale sette punti percentuali in più rispetto alle altre. Questo indica che i ragazzi non sono soltanto persone da proteggere, ma anche portatori di innovazione e conoscenze. Daniele Marzagalli, dirigente dell’istituto Newton di Varese, ha sottolineato come l’esperienza concreta della scuola possa essere integrata con il mondo produttivo, creando un umanesimo tecnologico che unisce formazione, cultura e relazioni con il territorio.
Il dibattito ha anche affrontato la questione dei dati e della responsabilità: chi custodisce ciò che l’intelligenza artificiale impara su di noi? Nicola Zanardi, fondatore di Hublab, ha proposto il concetto di «Webfare», un dividendo generato dall’utilizzo dei dati da destinare al welfare, a partire proprio dall’educazione. Questa prospettiva ha allargato il dibattito, mettendo in luce come l’intelligenza artificiale non riguardi solo la tecnologia, ma anche il rapporto tra conoscenza, ricchezza e potere.
Il tema dell’identità dei ragazzi è stato affrontato da Cristina Boracchi, filosofa e direttrice di FilosofArti, che ha sottolineato come la vita digitale non riguardi solo il tempo trascorso davanti a uno schermo, ma anche il modo in cui i ragazzi costruiscono la propria identità, cercano risposte e stabiliscono relazioni. La scuola, in questo contesto, non è solo un luogo di apprendimento, ma anche un’occasione per riflettere su come i ragazzi affrontano la solitudine e si relazionano con il mondo. Il dibattito ha concluso con un invito a riflettere su come accompagnare i ragazzi a diventare persone capaci di usare l’intelligenza artificiale senza rinunciare a pensare, scegliere e assumersi le proprie responsabilità. L’incontro, promosso da Confartigianato Imprese Varese, ha rappresentato un passo importante per comprendere come la tecnologia stia trasformando la vita quotidiana, non solo degli adulti, ma anche dei giovani. La sfida non è solo tecnologica, ma anche educativa e sociale.



