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mercoledì 14 Ottobre 2026

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Cronaca

Nuove analisi genetiche sui resti delle vittime della strage di Bologna: la difesa di Cavallini chiede chiarimenti

La difesa di Gilberto Cavallini chiede nuove analisi genetiche sui resti delle vittime della strage di Bologna, ma le parti civili sottolineano che la pista palestinese è già stata esclusa.

La difesa di Gilberto Cavallini, ex Nar condannato all’ergastolo per l’attentato del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, ha presentato un’istanza per richiedere nuove analisi genetiche sui resti delle vittime del massacro. L’iniziativa, che sarà discussa il 15 ottobre 2026 davanti alla Corte d’assise d’appello di Bologna, mira a esaminare i reperti denominati “scalpo 1” e “scalpo 2”, riesumati nel 2019 dal cimitero di Montespertoli, in Toscana, dove era sepolta Maria Fresu, morta nell’esplosione insieme alla figlia Angela.

La richiesta di nuove analisi e le opposizioni

L’obiettivo dell’iniziativa difensiva è acquisire nuovi elementi scientifici che potrebbero essere utilizzati anche in vista di un’eventuale richiesta di revisione del processo. L’avvocato Gabriele Bordoni, che ha presentato l’istanza, chiede alla Corte di autorizzare il genetista Emiliano Giardina, consulente della difesa, a esaminare i reperti con tecniche finalizzate a ricostruirne l’origine ancestrale e a predirne il fenotipo. La difesa intende inoltre confrontare il materiale genetico con i profili delle altre vittime di sesso femminile della strage, per verificare eventuali compatibilità. Le parti civili, però, hanno espresso netta opposizione all’iniziativa, sottolineando che la pista palestinese, già esaminata e rifiutata dalle sentenze definitive, non ha alcun fondamento. “L’ipotesi di una 86esima vittima non è mai stata dimostrata, né è stata provata l’ipotesi che potesse trattarsi di una persona incaricata di trasportare un ordigno”, hanno sottolineato i legali dei familiari delle vittime. L’istanza, inoltre, è stata rigettata in appello e in Cassazione, dove è stata dichiarata inammissibile.

La richiesta non è nuova, ma è stata già esaminata e rigettata

La richiesta di nuove analisi, tuttavia, ha suscitato perplessità, soprattutto per il fatto che si ripropone una questione già esaminata e rigettata. “Si sta quindi riproponendo una questione già ampiamente sollevata, esaminata, motivata e rigettata, fino a essere dichiarata inammissibile dalla Cassazione”, ha sottolineato Paolo Bolognesi, ex presidente dell’Associazione 2 agosto. L’udienza del 15 ottobre servirà a discutere l’autorizzazione agli accertamenti richiesti, ma non comporterà la riapertura del processo né una revisione della condanna definitiva.

La conservazione dei resti e le procedure

Paolo Bolognesi ha espresso preoccupazione per la conservazione dei resti, affermando che non sarebbero stati conservati secondo i parametri previsti. “Durante il processo ci è stato spiegato che esistono procedure precise per la conservazione dei reperti e che il mancato rispetto di determinati criteri può incidere sull’affidabilità dei risultati”, ha spiegato. L’analisi genetica su quei resti è già stata effettuata, ma le cento pagine di motivazioni presentate dai periti hanno chiarito che i resti potrebbero appartenere a una delle 85 vittime ufficiali del massacro.

Le nuove tecniche genetiche potrebbero non portare a nuovi risultati

L’avvocato Bordoni sostiene che le analisi proposte dal genetista Giardina introducano un approccio diverso rispetto agli esami già effettuati. La cosiddetta Forensic Dna intelligence punta a ricavare informazioni sul soggetto ignoto, attraverso la valutazione dell’origine ancestrale e la predizione del fenotipo. La richiesta riguarda i reperti denominati “scalpo 1” e “scalpo 2”, e potrebbe portare a ulteriori chiarimenti sull’identità dei resti. Tuttavia, i legali delle parti civili temono che l’iniziativa possa puntare a reintrodurre la pista palestinese, già esaminata e rifiutata.

“Prima ancora di chiedersi che cosa potranno rivelare le nuove analisi, bisognerebbe capire perché si voglia procedere proprio adesso e quale sia il reale obiettivo della richiesta”, ha sottolineato Bolognesi. L’obiettivo, a quanto pare, potrebbe essere quello di arrivare a sostenere una possibile origine mediorientale del Dna, anche se questa questione è già stata esaminata nel giudizio di primo grado. La difesa, però, non ha ancora chiarito i motivi che la spingono a richiedere nuove analisi, e i legali delle parti civili si preparano a opporsi con argomenti processuali e di merito.

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