Una famiglia di Sacile, in provincia di Pordenone, si trova costretta a percorrere 72 chilometri per ottenere un certificato sportivo, un servizio che un tempo era garantito gratuitamente sul territorio. Rachele Toffoli, una cittadina sacilese, ha scritto a entrambi l’amministrazione comunale e l’Azienda sanitaria locale per chiedere spiegazioni su una situazione che, a suo parere, mette in crisi un servizio pubblico essenziale. La donna, che ha due giovani figli con urgenze sportive, ha spiegato come la medicina sportiva, una volta presente a Sacile, sia ora scomparsa, costringendo le famiglie a spostarsi a Maniago o Pordenone, con costi e tempi di attesa elevati.
Un servizio in declino
Fino a circa tre anni fa, a Sacile era presente un medico dello sport che effettuava le visite necessarie ai ragazzi e rilasciava il certificato di idoneità alla pratica sportiva, senza alcun costo per le famiglie. Oggi, invece, la pratica si svolge presso la Sanisystem di Pordenone, dove la visita risultava ancora gratuita. Tuttavia, anche questa soluzione non è più sufficiente: la signora Toffoli ha spiegato come, quest’anno, la situazione sia ulteriormente peggiorata, costringendola a prenotare a Maniago, a circa 36 chilometri di distanza, per un viaggio di andata e ritorno che richiede circa tre ore, con costi aggiuntivi e un impiego di tempo considerevole.
La famiglia non ha alternative e si sente costretta a spostarsi per un servizio che dovrebbe essere accessibile gratuitamente. La signora Toffoli ha espresso preoccupazione per il fatto che le famiglie siano costrette a sostenere ulteriori costi o a percorrere decine di chilometri per ottenere un servizio che, a suo parere, dovrebbe essere accessibile attraverso il servizio pubblico.
Un problema di accesso
La signora Toffoli ha sottolineato come la riduzione dell’offerta di servizi sanitari sul territorio possa avere conseguenze negative, soprattutto per i giovani, che trovano nell’attività sportiva un importante strumento di salute, socializzazione e crescita. «Non è mia intenzione incentivare il ricorso al privato per una prestazione che dovrebbe essere accessibile attraverso il servizio pubblico», ha scritto nella sua missiva. La famiglia chiede un servizio più vicino e accessibile, senza costi aggiuntivi o spostamenti estenuanti. La signora Toffoli ha chiesto all’amministrazione comunale e all’Azienda sanitaria se sia realmente necessario costringere una famiglia a percorrere circa 36 chilometri per raggiungere Maniago, per un viaggio di andata e ritorno che deve essere ripetuto per accompagnare ogni figlio. «Se esiste un servizio pubblico destinato a garantire gratuitamente questa prestazione, le famiglie devono poterlo utilizzare, senza essere costrette a sostenere ulteriori costi o a percorrere decine di chilometri», ha sottolineato.
Liviana Covre, di Osservatorio Salute Pubblica, ha condiviso le preoccupazioni di Toffoli, ricordando che anche lei, pur essendo una frequente frequentatrice della piscina, deve richiedere lo stesso certificato, con l’aggiunta di un elettrocardiogramma, che si fa in farmacia a un costo tra i 30 e i 40 euro. «Costo tra i 30 e i 40 euro, ma ho la fortuna di avere un medico di famiglia che il certificato me lo fa gratuitamente, dopo una visita», ha spiegato. Covre ha anche sottolineato che alcuni medici di medicina generale possono, ma non sono obbligati, rilasciare quella certificazione. «L’impressione resta che lo scopo sia favorire il settore privato», ha concluso.
La signora Toffoli attende risposte e, se possibile, «che si valuti la possibilità di ripristinare sul territorio un servizio pubblico di medicina sportiva adeguato alle esigenze dei nostri ragazzi». La situazione, a quanto pare, non è un caso isolato, ma un segnale di una progressiva riduzione dell’offerta di servizi sanitari sul territorio, con conseguenze dirette sul benessere delle famiglie e sullo sviluppo delle attività sportive giovanili.



