Un attacco informatico ha colpito circa 700 supermercati francesi, alterando i sistemi di refrigerazione e mettendo in discussione la sicurezza delle infrastrutture essenziali. L’episodio, avvenuto nella notte tra domenica e lunedì, ha suscitato preoccupazioni per la stabilità dell’Europa, poiché il bersaglio non è stato un sistema militare o un ministero, ma un’infrastruttura ordinaria da cui dipende la vita quotidiana. L’attacco ha interessato punti vendita di Intermarché, Netto, Coopérative U, Carrefour e Monoprix, con alcuni controllori direttamente accessibili da Internet.
Le vulnerabilità dei sistemi di refrigerazione
L’agenzia francese per la cybersicurezza ha segnalato numerose compromissioni di moduli per il controllo remoto prodotti da Danfoss e Copeland. La maggior parte dei sistemi coinvolti apparteneva a generazioni più vecchie, che non ricevevano più aggiornamenti software o di sicurezza. Copeland ha fatto riferimento a una generazione di controllori fuori produzione e fuori supporto. Il problema non era del tutto sconosciuto: in un rapporto pubblicato ad agosto, la società di cybersicurezza Claroty aveva individuato vulnerabilità in piattaforme impiegate per gestire impianti di refrigerazione di supermercati, magazzini e altre strutture.
La mancanza di aggiornamenti rende i sistemi esposti a rischi crescenti. Alcuni controllori risultavano direttamente accessibili da Internet, aumentando la probabilità di attacchi. La procura di Parigi ha aperto un’indagine per ricostruire la dinamica e quantificare i danni. L’attacco ha alterato i cicli di sbrinamento e impostato temperature fino a 50 gradi, rendendo inutilizzabili parte delle scorte.
Un attacco senza rivendicazioni né riscatto
Nessun gruppo ha rivendicato pubblicamente l’attacco e non è stata avanzata alcuna richiesta di riscatto. La possibilità tecnica non identifica chi abbia condotto l’operazione né chiarisce il movente. L’operazione potrebbe essere criminale, dimostrativa o avere finalità ancora sconosciute. Non ci sono prove pubbliche che indichino una responsabilità russa, né che consentano di classificare l’episodio come un’operazione di destabilizzazione. La mancanza di attribuzione complica l’indagine e la risposta. L’azienda Ahold Delhaize, gruppo olandese presente in Europa e negli Stati Uniti, ha sospeso alcuni sistemi dopo un distinto incidente informatico. I siti dei suoi marchi, tra cui Albert Heijn, Delhaize e Stop & Shop, sono rimasti offline, mentre i negozi hanno continuato a operare. L’azienda ha dichiarato di non avere prove di furti di dati di clienti o dipendenti.
Le autorità olandesi non hanno trovato elementi per collegare l’incidente a quello francese. Due episodi ravvicinati, dunque, ma non una campagna coordinata accertata. Il caso francese resta comunque rilevante per la sicurezza europea. La grande distribuzione dipende da una rete di sistemi digitali che controllano processi fisici: refrigerazione, logistica, magazzini e trasporti. La loro compromissione può generare perdite economiche e disservizi senza bisogno di distruggere un impianto o interrompere un’intera rete nazionale. È questo uno dei tratti delle minacce ibride: lo sfruttamento delle vulnerabilità civili per ottenere effetti che possono andare oltre il danno immediato, quando esiste una strategia più ampia. Il Parlamento europeo ha richiamato il rischio di operazioni capaci di sfruttare debolezze sistemiche, apparire come episodi isolati e restare sotto la soglia del conflitto armato.



