L’autonomia differenziata, un tema che torna a occupare il centro del dibattito politico, si presenta come una via per migliorare l’efficienza e l’organizzazione dei servizi pubblici, ma rischia di accentuare i divari tra Nord e Sud. La Puglia, come altre Regioni meridionali, si trova a fronteggiare sfide sanitarie e finanziarie crescenti, a causa di un sistema che potrebbe favorire le aree settentrionali. Il dibattito si concentra su un disegno di legge approvato dal governo, che concede alle Regioni del Nord – Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria – una forma di autonomia su materie non Lep, come la Sanità, la protezione civile e la previdenza complementare.
La Sanità come fulcro del dibattito
La Sanità, in particolare, è al centro delle discussioni. Non è considerata sotto il profilo delle prestazioni, ma piuttosto sulle tariffe e sulle retribuzioni del personale. Questo significa che le Regioni del Nord, con bilanci più floridi, potrebbero attrarre i migliori professionisti, creando un vantaggio competitivo. La Puglia, che ha registrato un disavanzo di 380 milioni nel 2025, si trova a dover compensare le prestazioni effettuate altrove, con un impatto negativo sui bilanci e sulla qualità dei servizi.
Il sistema rischia di creare squilibri tra le Regioni.
Il meccanismo dell’autonomia differenziata, se non regolamentato, potrebbe aggravare i divari territoriali. Il riparto dei fondi statali, basato su criteri storici, ha favorito le Regioni del Nord, che hanno potuto sviluppare una Sanità più efficiente. Questo ha portato a un “turismo sanitario”, con pazienti che si spostano dal Sud al Nord, creando ulteriori squilibri. La Puglia, con un bilancio in rosso, si trova a dover affrontare un passivo analogo o maggiore nel 2026, senza un sistema che garantisca equità e solidarietà.
Un modello che non si adatta al Sud
La riforma del Titolo V della Costituzione aveva l’obiettivo di promuovere un regionalismo cooperativo, non competitivo. Tuttavia, il sistema attuale sembra andare in direzione opposta. Il regionalismo differenziato, se non accompagnato da un piano di equilibrio, rischia di creare un modello in cui alcune Regioni crescono a scapito di altre. La Puglia, con le sue risorse limitate, si trova a dover affrontare un sistema che non si adatta alle sue specificità.
La sfida è dunque non solo politica, ma anche economica e sociale.
Stando così le cose, appare tutt’altro che immotivato l’appello del governatore Antonio Decaro a tutti i parlamentari pugliesi a condurre assieme la battaglia, dopo aver annunciato il ricorso alla Corte Costituzionale. L’obiettivo è contrastare un sistema che, se non modificato, potrebbe aggravare i divari e mettere in pericolo i principi di unità e solidarietà nazionale. La sfida è dunque non solo politica, ma anche economica e sociale: come riuscire a creare un sistema che favorisca la cooperazione, non la competizione tra Regioni.
- La Sanità è considerata non sotto il profilo delle prestazioni, ma su tariffe e retribuzioni.
- Le Regioni del Nord, con bilanci più floridi, potrebbero attrarre i migliori professionisti.
- La Puglia ha registrato un disavanzo di 380 milioni nel 2025.
- Il sistema rischia di creare squilibri tra le Regioni.



