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giovedì 15 Ottobre 2026

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Politica

L’Autonomia differenziata diventa un punto di frattura tra partiti e coalizioni

L’Autonomia differenziata crea tensioni tra partiti e coalizioni, con rischi per il Sud e incertezza sulle elezioni.

L’Autonomia differenziata, tema di dibattito e di tensioni interne, ha diviso le coalizioni e i partiti, con imbarazzi e silenzi verso il voto. La questione, approvata dal Consiglio dei ministri, rischia di divaricare ulteriormente i divari tra Nord e Sud, ma non solo: si profila come una bomba a orologeria piazzata nel cuore delle due coalizioni, in grado di far esplodere parte delle contraddizioni interne. In vista delle Politiche del prossimo anno, il dibattito sull’Autonomia si fa sempre più complesso, con effetti diretti sui territori e potenziale logoramento dei partiti.

Un equilibrio fragile tra Nord e Sud

La Lega riscuote, il centrodestra può accelerare verso le elezioni anticipate, mentre il centrosinistra prova a compattarsi. L’effetto domino dell’Autonomia differenziata, dopo il via libera del Consiglio dei ministri, ha messo in luce una frattura sotterranea che attraversa centrodestra e campo largo. Nord contro Sud, molti “non detto” e dribbling più o meno goffi tra le dichiarazioni. All’apparenza, maggioranza di governo e opposizioni appaiono unite: l’una pro Autonomia, le altre fermamente contrarie. La rappresentazione plastica è andata in scena martedì: il Consiglio dei ministri ha approvato le pre-intese di Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria, mentre dal campo largo voci critiche. Ora manca solo il disco verde del Parlamento, che arriverà senz’altro prima delle elezioni. L’Autonomia, detta “soft”, non impatta sui non ancora fissati Livelli essenziali delle prestazioni, come chiesto dalla Corte costituzionale, ma accentua comunque i gap, a cominciare dalla Sanità.

Le contraddizioni interne dei partiti si fanno sentire

Tanto del resto del centrodestra, quanto della quota di Pd a trazione Nord, ecco le contraddizioni striscianti. Fratelli d’Italia e Forza Italia digeriscono a tratti con fatica l’Autonomia, o comunque la accettano come parte di un’intesa di coalizione più ampia. Per esempio, FdI ha incassato la legge elettorale. E viceversa, il Pd – pur schierato da Elly Schlein sulla linea del “no” – fa i conti con i supporter interni dell’Autonomia differenziata, citofonando ai consiglieri regionali lombardi e veneti dei dem per maggiori informazioni.

Il Pd settentrionale vorrebbe un’Autonomia ancora più “estrema” nelle competenze e ricca nei trasferimenti fiscali, e tanti saluti al Sud. In questo lancio di dadi tra dem del Sud e del Nord, chi vincerà e vincerà? Il quadro nel centrodestra è a specchio: al Nord, Lega in testa, i partiti dell’alleanza meloniana sono gli orgogliosi artefici del regionalismo differenziato; al Sud, nessuna levata di scudi contro l’Autonomia e piena fedeltà al programma nazionale, ma la difesa d’ufficio della riforma è una fatica che si percepisce nei prudenti silenzi, in ogni sillaba e nelle argomentazioni spesso da funamboli di parlamentari e consiglieri regionali del Sud.

Un equilibrismo tra leader e riserve

Il risultato è surreale, ed è tutto nell’equilibrismo innanzitutto delle due leader. Schlein bolla seccamente l’Autonomia come “Spacca-Italia”, annuncia la lotta dura e però non dà la sensazione di volerne fare una crociata o la bandiera caratterizzante del programma del campo largo, né censura apertamente le posizioni “hard” dei democratici veneti e lombardi. Viene, insomma, il sospetto che sì, d’accordo l’Autonomia “brutta e cattiva”, ma non va nemmeno irritato troppo il Pd del Nord.

Giorgia Meloni è in una condizione analoga: l’altroieri non ha speso mezza parola per l’Autonomia sponsorizzata dall’alleata Lega, non può certo frenarla, e però il Regionalismo differenziato non è senz’altro tra le storiche priorità di una destra attenta all’unità nazionale e che al Sud ha importanti riserve di consenso. Cosa accadrà verso le Politiche? Due ipotesi: o il Regionalismo differenziato scomparirà dai radar del dibattito pubblico, nel bene e nel male, per paura di toccare i fili dell’alta tensione, ma questa non è una buona notizia per il Mezzogiorno. Oppure, ed è la seconda, il dossier Autonomia sarà la mina vagante della campagna elettorale, ed esploderà in coalizioni e partiti facendo brillare le contraddizioni.

E, anche questa, rischia di non essere una buona notizia per il Sud. Il piglio battagliero di Antonio Decaro, governatore pugliese, conferma di voler impugnare le pre-intese alla Corte costituzionale. Ha pure lanciato l’appello per una mobilitazione anti-Autonomia trasversale e a trazione meridionale, ma la reazione generale è stata tiepida, se non fredda. Evidentmente influis

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