Lorena Fornasir, 61 anni, presidente di Linea d’Ombra, ha dedicato la sua vita all’aiuto dei migranti a Trieste. Dopo aver iniziato il suo impegno nel 2015, quando ha incontrato per la prima volta ragazzi in fuga lungo la rotta balcanica, non ha mai smesso di occuparsi di chi arriva in Italia dopo un viaggio estremo. Con il marito Gian Andrea Franchi, ha fondato l’associazione Linea d’Ombra nel 2019, che offre assistenza in piazza della Libertà, a Trieste, dove i volontari offrono cure, cibo e vestiti a chi ha bisogno. Il loro lavoro si svolge in un contesto di tensioni e ostilità, ma loro continuano a credere nel valore delle persone.
Un impegno nato da un incontro
La storia di Lorena Fornasir inizia nel 2015, quando, tornando a casa dopo una passeggiata serale, ha trovato giovani con le mani ferite dal filo spinato, i piedi devastati da centinaia di chilometri percorsi e i corpi segnati da violenze. Quell’incontro ha cambiato le loro vite nell’istante stesso in cui hanno deciso di fermarsi ad aiutarli. «Nessuno di noi era preparato ad affrontare quella realtà», ha raccontato. Il loro primo gesto è stato semplice: scendere in strada, chiedere chi fossero e iniziare a occuparsi di loro. Da allora, la rete di solidarietà si è sviluppata, coinvolgendo centinaia di volontari e gruppi locali.
Il loro impegno ha portato alla nascita di nuove iniziative, come i Fornelli resistenti, che si occupano della distribuzione di cibo in piazza. L’esperienza in Bosnia ha rivelato un disastro umanitario, con migliaia di persone in difficoltà. «Il primo giugno 2018 siamo scesi a Bihać insieme all’associazione One Bridge di Verona. La città portava ancora i segni della guerra ed era impreparata ad affrontare l’arrivo delle persone migranti», ha ricordato. L’esperienza ha portato a una crescita di volontari e a una maggiore consapevolezza del bisogno di aiuto. «Le persone hanno risposto», ha detto Lorena, riferendosi ai contributi spontanei che hanno permesso di sostenere l’attività.
Un lavoro di accoglienza e di riconoscimento
Il lavoro di Linea d’Ombra si basa su un principio fondamentale: riconoscere il valore delle persone. «Significa innanzitutto stare in strada: abbracciarle, guardarle negli occhi, restituire un sorriso», ha spiegato Lorena. «Significa riconoscere il loro valore, far capire che per noi sono persone». Per lei, il dolore è un maestro che la guida nella pratica della cura. «Ho sempre lavorato accanto al dolore. Per me il dolore è ciò che mi ha insegnato e continua a guidarmi nella pratica della cura», ha detto.
La rete di solidarietà si è ulteriormente ampliata con l’esperienza dei Fornelli resistenti, un gruppo di volontari che cucina e distribuisce cibo in piazza. «Sono nati nell’autunno del 2023, quando a Trieste centinaia di persone si sono ritrovate abbandonate in strada», ha raccontato. L’iniziativa è nata da un semplice invito a cucinare, ma si è trasformata in una rete organizzata con oltre settanta gruppi distribuiti in diverse zone d’Italia. «Oggi cucinano nelle parrocchie o in altri spazi adeguati a preparare pasti per numeri importanti», ha spiegato Lorena.
Nonostante le tensioni e le minacce, Lorena Fornasir e i suoi volontari continuano a credere nel loro lavoro. «Mi chiedo spesso perché ci venga consentito di farlo», ha detto. La risposta che si dà è che sono funzionali: l’amministrazione non riuscirebbe a gestire il flusso di migranti. «Sono ragazzi in transito, quasi nessuno vuole fermarsi a Trieste, ma intanto qualcuno deve occuparsi di loro», ha concluso. Per Lorena, il loro impegno è un atto di resistenza contro l’odio sociale e un gesto di accoglienza che non si ferma mai.



