Il regista Romeo Castellucci presenta al Teatro Argentina di Roma, dal 15 al 18 ottobre 2026, il suo nuovo lavoro teatrale ‘Faust’, un atto che si presenta come una macchina, un sistema scenico che esplora il desiderio e la morte attraverso una visione contemporanea. L’opera, ideata e diretta con la compagnia Socìetas in occasione del Romaeuropa Festival 2026, si colloca all’interno di una riflessione profonda sul rapporto tra uomo, tecnologia e esistenza. Il lavoro, che si ispira al mito di Faust, si propone come una critica al mondo moderno, in cui il desiderio si è trasformato in un elemento tecnico e religioso, spesso più potente del senso di vita.
Una visione dell’oggi, tra desiderio e morte
Castellucci, noto per la sua capacità di mescolare letteratura, arte e tecnologia, si cimenta con il mito di Faust, un tema che ha sempre suscitato interesse e dibattito. L’opera non si limita a riproporre la storia classica, ma si concentra su una visione dell’oggi, in cui il desiderio si presenta come una forma di religione tecnica, in grado di svuotare l’essere umano delle sue motivazioni e del senso di vita. La macchina teatrale, che si presenta come un sistema scenico apparentemente semplice, si propone come una metafora del mondo contemporaneo, in cui ogni desiderio appare compiuto, ma si perde nel vuoto.
Un teatro che agisce, non solo che parla
Romeo Castellucci, definito come un teorico del teatro contemporaneo, si distingue per il suo approccio diretto e pratico. Il lavoro non si limita a una riflessione teorica, ma si concretizza in una messa in scena che si muove tra l’arte, la letteratura e la tecnologia. L’opera, che si presenta come una visione tout court dell’oggi, rifiuta il presente con le sue bassezze e il suo chiacchiericcio impalpabile, ricercando una contemporaneità tragica e drammatica. Il pubblico è invitato a riconoscere in essa il proprio sé e i suoi motivi, attraverso una rappresentazione che si colloca tra l’arte e la filosofia.
La messa in scena, che si svolge al Teatro Argentina, si basa su un lungo respiro musicale e su un dialogo tra i neri spaziali e le ipotesi dimensionali. La tecnica, che qui si svela come elemento mistico e religioso, diventa un mezzo per esplorare il rapporto tra uomo e tecnologia, tra desiderio e morte. Il lavoro, che si presenta con un carattere politico forte, si colloca all’interno di un dibattito attuale, in cui il mondo occidentale si trova imprigionato non dai propri desideri, ma dalle loro drammatiche possibilità di avverarsi.
Castellucci, che ha già presentato il Don Giovanni di Mozart al Festival di Salisburgo nel 2021, si cimenta con il mito di Faust come parte di una visione del desiderio e del suo incantesimo. L’opera, che si svolgerà anche a Parigi e a Bologna, si propone come una critica al mondo moderno, in cui il desiderio si è trasformato in un elemento tecnico e religioso, spesso più potente del senso di vita. La macchina teatrale, che si presenta come un sistema scenico apparentemente semplice, si propone come una metafora del mondo contemporaneo, in cui ogni desiderio appare compiuto, ma si perde nel vuoto.
Il lavoro, che si presenta come una visione dell’oggi, si colloca all’interno di un dibattito attuale, in cui il mondo occidentale si trova imprigionato non dai propri desideri, ma dalle loro drammatiche possibilità di avverarsi. La religione della tecnica, che si alimenta di una mistica pienamente faustiana, lascia avulsi e svuotati. Il reale, il fare viene ricondotto a un dire artificiale che non costruisce, ma elide piano piano fino a lasciare un campo aperto, un vuoto infinito. ‘Faust’ è una macchina, un atto che si propone come una critica al mondo moderno, in cui il desiderio si è trasformato in un elemento tecnico e religioso. L’opera, che si svolgerà al Teatro Argentina di Roma e in altre location internazionali, si presenta come una visione dell’oggi, in cui il desiderio si presenta come una forma di religione, in grado di svuotare l’essere umano delle sue motivazioni e del senso di vita.



