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giovedì 15 Ottobre 2026

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Nuovo Codice della strada, il produttore non risponde e l’automobilista paga

Nuovo Codice della strada, il produttore non risponde e l’automobilista paga

Il nuovo Codice della strada, approvato dal Consiglio dei ministri, introduce norme che mettono in difficoltà i consumatori. In caso di difetti di fabbrica, come quelli degli airbag Takata, il produttore è tenuto a richiamare l’auto e rimediare entro 24 mesi. Se non lo fa, il conducente non potrà far revisionare l’auto né circolare, con conseguenze gravi per la sua vita quotidiana. La norma, sebbene miri a garantire la sicurezza, sembra spostare la responsabilità dal produttore al proprietario, creando un problema di accesso al trasporto.

Responsabilità del produttore e conseguenze per il consumatore

Secondo l’articolo 79 del nuovo Codice della strada, dopo 24 mesi dall’iscrizione nell’elenco telematico relativo alle campagne di richiamo, è vietato circolare con un veicolo presente in tale elenco. Questo significa che, se il produttore non effettua le riparazioni entro il termine stabilito, il proprietario non può più utilizzare l’auto, neppure per motivi essenziali come andare a lavoro. La norma, sebbene miri a tutelare la sicurezza, potrebbe mettere in condizioni di difficoltà i consumatori, specialmente in casi di ritardi non dovuti a loro.

La responsabilità del produttore non è sempre rispettata. Il caso degli airbag Takata, noto sin dal 2019, ha visto trascinarsi le sostituzioni fino alla fine del 2025. L’associazione Movimento Consumatori, attraverso il suo coordinatore legale Paolo Fiorio, ha aperto una class action contro Stellantis, Psa Italia (Peugeot) e Citroën. Fiorio ha commentato che la norma attuale “ribalta la responsabilità del veicolo che circola in sicurezza dal produttore al conducente”, mettendo in evidenza un problema di equità.

Un sistema che penalizza i consumatori

La tempistica prevista dal nuovo Codice della strada, che va ben oltre i 24 mesi massimi, mette in condizioni di difficoltà i proprietari di veicoli con difetti non risolti. L’articolo 79, in particolare, impedisce la circolazione di un veicolo in lista telematica, senza alcuna colpa del proprietario. Questo crea un problema di accesso al trasporto, con conseguenze economiche e pratiche per chi dipende dall’auto per il lavoro e le attività quotidiane. La norma non considera le situazioni di ritardo del produttore. Secondo l’articolo 191, il costruttore deve inserire i dati dei veicoli non riparati nell’elenco telematico. L’elenco, istituito presso la Direzione generale per la motorizzazione, impedisce al veicolo di essere sottoposto a procedure tecniche o amministrative, salvo la rottamazione. Questo crea un blocco per il proprietario, che non può neppure procedere a un passaggio di proprietà o a una revisione.

La questione sollevata dal Movimento Consumatori e da altre associazioni mette in luce un problema di equità nel sistema. Se il produttore non risponde, il consumatore paga, senza alcuna colpa. La norma, sebbene abbia una base logica, potrebbe creare un sistema in cui i consumatori sono penalizzati per errori non loro. La class action in corso potrebbe rappresentare un primo passo per modificare questa situazione, ma per ora il sistema sembra non considerare le conseguenze reali per i proprietari di veicoli con difetti non risolti.

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