Il Qatar sostiene la costruzione di una moschea a Bergamo, un progetto che ha suscitato dibattiti e tensioni nella comunità locale. L’imam della comunità musulmana, Mohamed Saleh, ha espresso la sua volontà di realizzare un luogo di preghiera più ampio, sottolineando che i fondi necessari provengono da fonti esterne, tra cui il Qatar e l’Unione delle comunità islamiche italiane (Ucooi). L’obiettivo è risolvere le esigenze crescenti della comunità musulmana, che conta circa 62.000 persone in provincia, con 6.500 a Bergamo.
Un progetto in silenzio
La costruzione della moschea è vista come una soluzione graduale e paziente, in linea con l’“islamizzazione soft” che si propone di avanzare senza strumentalizzare le polemiche. L’imam Saleh ha spiegato che i soldi non sono un problema, poiché provengono da donazioni esterne, e che la volontà politica e l’impegno economico sono entrambi presenti. Il Comune ha individuato quattro aree nel piano regolatore urbanistico (Pgt) dove potrebbe realizzarsi il progetto. Il precedente tentativo è finito in sequestro. Una decina di anni fa, il predecessore di Saleh, il cardiologo giordano Imad El Joulani, aveva provato a realizzare un progetto con fondi provenienti dalla Qatar Charity Foundation. Tuttavia, il progetto è stato bloccato e finito sotto sequestro per accuse di truffa. El Joulani fu assolto in primo grado ma condannato in appello a restituire i fondi. L’area era andata all’asta, e i soldi rimasti sono ora a disposizione dell’Ucooi per il nuovo progetto.
Un dialogo necessario
La realizzazione della moschea richiede un dialogo con la diocesi, una delle più importanti d’Italia e favorevole al dialogo tra religioni. L’amministrazione, a trazione Pd, ha mostrato un afflato multiculturale, e le concessioni sono considerate automatiche. L’imam Saleh ha anche riconosciuto la necessità di un confronto con la società civile, sottolineando che la comunità non è più quella di vent’anni fa. «Ultimamente vedo immigrati di qualità scadente, menefreghisti in giro per la città», ha commentato, esprimendo un’amaritudine per la situazione.
La moschea potrebbe risolvere alcuni problemi. L’imam ha spiegato che il centro non riesce ad accogliere tutti, disturbando il vicinato. Spesso il venerdì arrivano anche i vigili a farci le multe. Durante il ramadan sarebbe impossibile stare qui. L’obiettivo è costruire una struttura che rispetti le esigenze della comunità e si integri nel tessuto urbano. «Servono tre o quattro anni per i lavori, noi siamo pronti», ha concluso Saleh, rafforzando la sua determinazione.
La comunità islamica ha espresso la sua delusione per l’esperienza precedente, ma Saleh ha sottolineato che la vicenda ha colpito l’immagine della comunità. «Dei cinque milioni che aveva dato la Qatar Foundation, dopo le spese e l’asta rimangono circa 3,5 milioni, li ha l’Ucooi. E c’è l’accordo che debbano essere utilizzati per il progetto di Bergamo», ha spiegato. L’imam ha anche sottolineato che il centrosinistra non ha mai fatto sconti, ma non ha mai ostacolato il progetto, mentre il centrodestra, pur non essendo favorevole al centro di via Cenisio, è rimasto leale.
La strategia dell’imam è sottile e concreta, il piede nella porta ormai è infilato. La costruzione della moschea rappresenta un passo avanti per la comunità musulmana, che cerca di trovare un equilibrio tra crescita e integrazione. L’obiettivo è costruire una struttura che rispetti le esigenze della comunità e si integri nel tessuto urbano. «Dopo 25 anni il vecchio centro ha consumato il suo obiettivo», ha concluso Saleh, rafforzando la sua determinazione.



