La Garante per l’infanzia, Marina Terragni, si trova al centro di un acceso dibattito su come tutelare i minori trans, con accuse di ideologismo e mancanza di trasparenza da parte di associazioni e esperti. Roberta Parigiani, presidente del Movimento Identità Trans (Mit), ha espresso preoccupazioni sulle posizioni della Garante, sostenendo che il dibattito rischia di alimentare lo stigma e di rendere più difficile l’accesso ai servizi. La situazione è emersa dopo che Terragni ha deciso di lasciare la rete europea dei garanti per l’infanzia e l’adolescenza (Enoc), a causa del rifiuto di pubblicare una dissenting opinion sul documento annuale sui diritti dei bambini e ragazzi Lgbtq+.
Diritti dei minori trans e modelli di intervento
La decisione di Terragni di ritirarsi dall’Enoc è stata motivata dal fatto che la sua dissenting opinion, riguardante l’affermazione di genere e i percorsi di affermazione di genere per i minori, non è stata registrata e pubblicata. Parigiani ha sottolineato che il dissenso riguarda soprattutto l’identità di genere e i percorsi di affermazione di genere, come il blocco della pubertà e i trattamenti ormonali. Secondo la presidente del Mit, il posizionamento di Terragni ha indotto la decisione di uscire dalla rete, e il suo parere è visto come anacronistico e ideologico.
La Garante non dovrebbe piegare la tutela ai propri orientamenti ideologici. Parigiani ha sottolineato che il ruolo di una Garante non consiste nel condividere necessariamente ogni orientamento, ma nel tutelare tutte le persone minorenni, comprese quelle trans. «Io credo che non possiamo vivere in un paese dove le istituzioni piegano il servizio che dovrebbero svolgere a vantaggio di tutti sulla base di visioni ideologiche personali che non hanno a che fare né con i numeri, quindi i dati, né con l’interesse comune e pubblico e né con la garanzia che una garante dovrebbe fornire ai più piccoli», ha detto Parigiani.
Modelli italiani e britannici: differenze e critiche
Nella nota pubblicata da Terragni, vengono sovrapposti il modello italiano e quello britannico, con riferimenti alle Regole di Parigi delle Nazioni Unite. Tuttavia, Parigiani ha criticato l’uso di dati inglesi per giustificare situazioni in Italia, sottolineando che il modello italiano è completamente diverso e basato su una cautela massima. In Italia, la triptorelina, un farmaco che sospende temporaneamente lo sviluppo puberale, è utilizzata solo in casi selezionati, dopo una valutazione multidisciplinare. I dati disponibili, relativi all’ispezione del ministero della Salute all’ospedale di Careggi di Firenze, mostrano che ci sono complessivamente 85 casi di interventi con triptorelina dal 2019 all’ispezione.
La cautela italiana contrasta con l’approccio britannico. Parigiani ha sottolineato che il modello italiano si basa su un’équipe multidisciplinare estremamente puntuale, composta da specialisti in neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, endocrinologia pediatrica, psicologia dell’età evolutiva e bioetica. «Non è assolutamente così che si tratti dei percorsi dove una persona entra con un genere ed esce con un altro genere», ha detto Parigiani, sottolineando che i percorsi devono essere supportati da esperti e non ridotti a retoriche ideologiche.
Le associazioni e realtà impegnate nella tutela dei diritti, come Defence for Children, Famiglie Arcobaleno e Arcigay, hanno condannato la decisione di Terragni, sostenendo che i diritti dei minori Lgbtq+ non possono essere liquidati come un’ideologia. L’Aimmf ha osservato che Terragni avrebbe potuto rendere pubbliche le sue ragioni senza abbandonare uno spazio di dialogo e cooperazione, con il rischio di compromettere relazioni costruite nel tempo e di indebolire la continuità della collaborazione internazionale sui diritti dei minori.



