Il caffè indiano, con la sua storia millenaria e la sua capacità di adattarsi alle condizioni climatiche, ha dato vita a una delle espressioni più uniche del settore: il Monsooned Malabar. Questo caffè, nato dall’umidità dei monsoni, è il frutto di un processo di lavorazione che ha radici storiche e un’evoluzione moderna. Il Monsooned Malabar, prodotto in India, si distingue per un profilo aromatico fuori dal comune e una riduzione dell’acidità, grazie a una tecnica che imita le condizioni naturali del passato.
La nascita del caffè indiano e la crisi della ruggine
La storia del caffè in India iniziò nel 1600, quando un pellegrino di nome Baba Budan portò clandestinamente sette semi di caffè dallo Yemen all’India. Questi semi furono piantati sulle colline di Chikmagalur, nel Karnataka, dando origine a una coltivazione che si sarebbe sviluppata nel tempo. La regione, oggi nota come Bababudangiri, rimase una delle aree produttive principali del caffè indiano. Tuttavia, la crescita del settore fu interrotta da una crisi: la ruggine del caffè, un fungo che danneggiava le foglie e comprometteva i raccolti. Questo evento spinse molti coltivatori a sostituire parte delle piantagioni con quelle di tè.
La crisi spinse molti coltivatori a sostituire parte delle piantagioni di caffè con quelle di tè. La produzione fu duramente colpita, ma la passione per il caffè indiano non si estinse. Nel corso del Novecento, il mercato caffeicolo indiano iniziò a riprendersi, portando a una maggiore attenzione verso le tecniche tradizionali e innovative, come la monsonatura.
La monsonatura: un processo che ha radici storiche
La monsonatura, processo che dà vita al Monsooned Malabar, ha origine in un fenomeno naturale. Durante il Raj britannico, il caffè indiano destinato ai mercati europei veniva trasportato per mare in casse di legno. Nel corso delle lunghe traversate, il caffè verde rimaneva esposto all’umidità e alle condizioni tipiche della stagione monsonica, assorbendo acqua e modificando il suo aspetto e il suo profilo in tazzina.
Con il miglioramento dei sistemi di trasporto, questo effetto naturale venne meno, ma il gusto particolare del caffè continuò a essere richiesto da una parte dei consumatori europei. I produttori indiani iniziarono così a ricreare intenzionalmente quelle condizioni negli stabilimenti situati lungo la costa occidentale. La monsonatura viene praticata sul caffè verde non lavato e non ancora tostato. Dopo una prima fase di essiccazione e selezione, i chicchi vengono esposti per diversi mesi ai venti umidi dei monsoni. Questo processo modifica il profilo del caffè, riducendo l’acidità e creando un aroma intenso e riconoscibile. Durante questo periodo, i chicchi assorbono umidità, aumentano di volume e cambiano colore, passando dal verde a tonalità tendenti al giallo dorato. Anche la loro struttura diventa più friabile, rendendo particolarmente delicata la successiva fase di tostatura.
Il Monsooned Malabar, con la sua storia e il suo gusto unico, rappresenta un esempio di come il caffè possa evolversi e adattarsi, mantenendo intatto il suo legame con il passato. Oggi, il caffè indiano vanta diverse coltivazioni di Arabica, ma molte aree produttive si prestano particolarmente bene anche alla coltivazione della Robusta. La rinascita del mercato caffeicolo indiano, che ha visto un’espansione nel corso dell’ultimo decennio del Novecento, ha portato a una maggiore attenzione verso le tecniche tradizionali e innovative, come la monsonatura.



