Le famiglie italiane sprecano oltre 7,3 miliardi di euro di alimenti, contro circa 4 miliardi nella distribuzione, che include anche i supermercati. Un dato emerso dal rapporto “Il caso Italia 2026” dell’Osservatorio Waste Watcher, che ha quantificato in 13,5 miliardi di euro il valore complessivo dello spreco alimentare lungo la filiera italiana. Sebbene i supermercati abbiano ridotto gli sprechi, le loro promozioni possono contribuire a incrementarli a casa. Il 25% degli intervistati ha indicato le offerte come causa dello spreco, con un effetto particolarmente marcato sugli alimenti freschi.
Le offerte dei supermercati possono alimentare lo spreco domestico?
Le promozioni, sebbene siano uno strumento per ridurre gli invenduti, possono spingere i consumatori a acquistare più di quanto possano consumare. Il 26% degli intervistati ha riconosciuto di comprare quantità eccessive, mentre il 23% ha segnalato confezioni troppo grandi. Inoltre, il 28% ha associato gli acquisti superiori al necessario alla paura di restare senza cibo. Queste percentuali non dimostrano un rapporto diretto di causa-effetto, ma aiutano a comprendere come la ricerca della convenienza possa spingere a comprare più di quanto si riesca a consumare.
Un supermercato può vendere rapidamente le proprie scorte grazie a un’offerta, evitando che rimangano invendute. Tuttavia, se una parte di quei prodotti finisce per deteriorarsi nel frigorifero di chi li ha acquistati, lo spreco non è stato realmente evitato: si è semplicemente manifestato altrove. Per la grande distribuzione, limitare gli invenduti significa anche migliorare l’efficienza economica. Ogni alimento che supera il periodo utile per la vendita comporta una perdita, alla quale si aggiungono i costi di gestione e smaltimento.
La responsabilità non è soltanto del consumatore. Una volta superata la cassa, il prodotto esce dalle statistiche delle eccedenze del punto vendita, ma può ancora essere dimenticato in frigorifero oppure finire nella spazzatura perché acquistato in quantità superiori alle necessità. Su questo aspetto si era soffermato anche Andrea Segrè, direttore scientifico di Waste Watcher International, in un’intervista rilasciata a Italia a Tavola: «Non tutti possono andare ogni giorno a comprare i due frutti che consumeranno. Se puoi fare la spesa soltanto una volta alla settimana, fai lo “spesone” e nello stesso tempo trovi continuamente incentivi ad acquistare di più: l’offerta speciale, il sottocosto, qualcosa che potrebbe servirti».
La dinamica tra convenienza e consumo
Una dinamica che, soprattutto nel caso degli alimenti freschi, può rendere più difficile conciliare la convenienza dell’acquisto con le effettive possibilità di consumo. Quando il risparmio alla cassa diventa uno spreco in cucina, la responsabilità non è soltanto del consumatore, ma deve essere condivisa da tutto il sistema alimentare. Segrè ha sottolineato chiaramente: «La responsabilità non è soltanto del consumatore: deve essere condivisa da tutto il sistema alimentare». Le offerte sui prodotti freschi possono annullare il risparmio. Naturalmente, non tutte le promozioni producono gli stessi effetti. Uno sconto applicato a un singolo prodotto può favorire il risparmio senza incoraggiare acquisti eccessivi. Anzi, nel caso degli alimenti prossimi alla scadenza, può contribuire a evitare che rimangano invenduti. Diverso è il meccanismo delle offerte che subordinano la convenienza all’acquisto di più unità, soprattutto quando riguardano alimenti facilmente deperibili.
Il rapporto fra promozioni e spreco è più complesso di quanto possa sembrare. Uno studio italiano ha analizzato le eccedenze di ortofrutta in due supermercati, utilizzando dati raccolti dal 2016 al 2021. Durante le settimane promozionali, il tasso relativo di eccedenza era risultato dell’8,3%, contro l’11,3% registrato nelle settimane senza offerte. Allo stesso tempo, però, le quantità eccedenti erano aumentate in termini assoluti. La maggiore attività commerciale può migliorare alcuni indicatori di efficienza senza necessariamente ridurre la quantità complessiva di merce in eccedenza.



