L’ambasciatore israeliano Jonathan Peled ha votato oggi a Roma, partecipando alle operazioni elettorali riservate al personale diplomatico all’estero in vista delle elezioni del 27 ottobre 2026. L’evento, che coinvolge circa 4.950 aventi diritto con passaporto diplomatico in 130 missioni nel mondo, rappresenta un momento simbolico per la comunità israeliana all’estero. Peled ha espresso la sua opinione sulle prossime elezioni, sottolineando che sarebbe “molto sorpreso da una vittoria schiacciante di uno dei due schieramenti”.
Un voto che riflette la polarizzazione del Paese
Secondo l’ambasciatore, Israele è una società “ancora profondamente polarizzata, alle prese con il processo di guarigione dopo il trauma del 7 ottobre”. Il voto, che si svolgerà il 27 ottobre, è visto come un momento cruciale per il Paese, con un’alta affluenza attesa. Tuttavia, il risultato non è certo. I sondaggi pubblicati oggi dal giornale israeliano Maariv indicano una gara all’ultimo voto, con un divario di appena un seggio e mezzo.
Le elezioni si svolgeranno in un contesto di forte tensione politica.
Il sistema elettorale e le sfide della coalizione
Le elezioni si svolgeranno con un sistema puramente proporzionale su collegio unico nazionale, con una soglia di sbarramento al 3,25% e 38 partiti in lizza. Questo sistema potrebbe rendere decisivo il peso delle formazioni minori per raggiungere la maggioranza di 61 seggi necessaria a governare. L’ambasciatore ha ricordato che “crescono le voci, anche dalla presidenza, che auspicano una grande coalizione di unità nazionale per evitare governi con margini troppo ristretti”. Il voto in Israele è manuale e cartaceo, una scelta mantenuta per minimizzare il rischio di attacchi informatici e interferenze esterne. Le schede, sigillate in una doppia busta, saranno spedite in Israele e custodite in cassaforte per essere scrutinate insieme ai voti espresso a livello nazionale il 27 ottobre. Il sistema elettorale, pur complesso, rimane un elemento chiave per la formazione del nuovo esecutivo.
Le sfide per la formazione del governo
Dopo le elezioni, il presidente Isaac Herzog conferirà il mandato di formare un governo al leader in grado di raccogliere una maggioranza alla Knesset entro 90 giorni. Tuttavia, le trattative di coalizione richiedono solitamente tra i 30 e i 45 giorni, e l’ambasciatore stima che l’insediamento del nuovo governo non avverrà prima di gennaio. Intanto, l’esecutivo uscente di Benjamin Netanyahu rimarrà in carica per il solo disbrigo degli affari correnti. Le elezioni del 27 ottobre 2026 rappresentano un momento cruciale per Israele, con un’alta affluenza attesa e un panorama politico in continua evoluzione. L’ambasciatore Peled, con la sua partecipazione al voto estero, ha sottolineato l’importanza del processo e la complessità del risultato finale.



