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giovedì 15 Ottobre 2026

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La fame colpisce 266 milioni di persone in 47 Paesi: un allarme globale

266 milioni di persone affette da malnutrizione in 47 Paesi: un allarme globale per la fame e la guerra.

La fame colpisce 266 milioni di persone in 47 Paesi del mondo, un dato allarmante che emerge dalla seconda edizione della “Mappa delle 10 principali emergenze alimentari globali”, presentata a Milano alla vigilia del World Food Day. La malnutrizione, spesso legata a conflitti, guerra e povertà, ha visto un incremento significativo nel numero di persone colpite. La Nigeria e la Repubblica Democratica del Congo si trovano al vertice della lista, seguite dal Sudan e dal Sud Sudan, dove la situazione è estremamente critica. Solo nei primi due Paesi si contano 82,9 milioni di persone in crisi, equivalenti al 31,2% del totale globale, una quota in netto aumento rispetto al 28,1% dell’anno precedente.

La fame come arma di guerra

La guerra rimane la principale causa di deprivazione alimentare, con la fame utilizzata come strumento di controllo e distruzione. Simone Garroni, direttore di Azione Contro la Fame, ha sottolineato che in molti contesti la fame viene utilizzata come arma di guerra, con la distruzione dei sistemi alimentari e delle infrastrutture che colpisce direttamente i civili. In particolare, nel 2026, 29 operatori umanitari, tra cui 5 di Azione Contro la Fame, sono stati uccisi nel Paese, mentre in Gaza, negli ultimi tre anni, 600 operatori sono stati assassinati mentre tentavano di aiutare chi stava morendo.

La mancanza di finanziamenti ha ulteriormente aggravato la situazione, con un calo del 59% rispetto al passato. Questo taglio ha portato a una riduzione dell’assistenza e del numero di vite salvate. Garroni ha spiegato che il taglio di USAID, se procrastinato fino al 2030, potrebbe portare a 14 milioni di morti in più. Per questo, l’ONG chiede un approccio a lungo termine che includa non solo la parte alimentare, ma anche la salute, l’acqua e l’igiene, i mezzi di sussistenza.

Un paradosso nei dati

Un paradosso statistico ha reso complessa la lettura dei dati: sebbene il numero complessivo di persone in crisi sia in calo, si tratta di una riduzione apparente dovuta a mancanza di dati solidi. L’Etiopia, ad esempio, è rimasta esclusa dai conteggi ufficiali a causa dell’impossibilità di effettuare monitoraggi solidi. La mancanza di finanziamenti e di sistemi di monitoraggio continua a rendere difficile la pianificazione degli aiuti umanitari, con conseguenze gravi per le popolazioni in crisi.

La fame si allea con le malattie infettive, con l’acqua sporca che è una delle cause principali della malnutrizione infantile legata alle malattie diarroiche. Rafforzare questo aspetto, costruire impianti di desalinizzazione efficaci, intervenire sul prezzo dei carburanti, è un altro fattore fondamentale che deve far parte di una risposta integrata. La mancanza di accesso all’acqua pulita e alle infrastrutture igieniche funzionanti rende la lotta alla malnutrizione una battaglia persa in partenza. La malnutrizione infantile rappresenta una tragedia, con 30 milioni di bambini affetti da malnutrizione acuta e 6,56 milioni di donne incinte o in allattamento. Garroni ha sottolineato che la priorità non viene data alla lotta contro la fame e la malnutrizione, ma a contesti geopolitici attuali, come le spese per l’acquisto di armi. Questo fenomeno ha conseguenze gravi, con un impatto permanente sullo sviluppo fisico e cognitivo dei bambini.

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