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venerdì 16 Ottobre 2026

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Politica

L’antimafia in crisi: una generazione di magistrati “giustiziata”

Un dossier di mafia e appalti ha scosso la magistratura e la politica, mettendo in discussione trent’anni di storia.

Una generazione di magistrati, protagonisti nella lotta alle mafie, è stata messa in discussione da un dossier che ha scosso l’intera magistratura e la politica. Il caso, che risale al 1992, ha visto l’archiviazione di un’indagine che aveva il potere di riscrivere la storia delle stragi e dell’antimafia. I magistrati coinvolti, tra cui Gian Carlo Caselli e Giuseppe Pignatone, sono stati accusati di aver contribuito a un’operazione che ha delegittimato decenni di lavoro. La procura di Caltanissetta, guidata da Salvatore De Luca e Santi Bologna, ha aperto un dibattito che coinvolge non solo la giustizia, ma anche la politica, con un’attenzione particolare alle destre che oggi governano.

Un dossier che ha scosso la verità

Il dossier “Mafia e appalti”, datato 1991 e firmato dal generale Mario Mori del Ros, è diventato un grimaldello per rivedere la storia delle stragi del 1992. Il documento, che contava migliaia di pagine, è stato rilanciato dopo trent’anni come “concausa” dell’uccisione di Paolo Borsellino e in parte di Giovanni Falcone. Secondo il rapporto, le stragi sarebbero state opera esclusiva della Cosa nostra, senza alcuna complicità istituzionale o potere occulto. Tuttavia, la sua ricostruzione ha suscitato molte perplessità, soprattutto per il modo in cui ha separato le bombe siciliane del maggio e luglio 1992 da quelle del 1993 a Firenze, Milano e Roma.

La politica, guidata da Giorgia Meloni e Chiara Colosimo, ha fatto di Paolo Borsellino un simbolo di destra, trasformandolo in un eroe “privato” del partito. Questo ha alimentato tensioni tra la giustizia e la politica, con un’attenzione particolare alle destre che oggi governano. La procura di Caltanissetta, con il suo decreto di archiviazione, ha “staccato” di fatto le stragi, riducendo il loro impatto storico. Tuttavia, il documento ha suscitato molte perplessità, soprattutto per il modo in cui ha omesso episodi importanti come le bombe del 1993 e l’attentato allo stadio Olimpico di Roma.

Una ricostruzione a senso unico

La ricostruzione del dossier non è solo monca: è a senso unico. I magistrati coinvolti, tra cui Roberto Scarpinato, hanno rivelato una serie di contiguità con ambienti mafiosi, mettendo in discussione la loro integrità. Tuttavia, la loro ricostruzione è stata accusata di essere monca e a senso unico, con un’attenzione solo a una versione della verità. Questo ha suscitato preoccupazioni, soprattutto per il modo in cui la giustizia e la politica si sono messe in gioco per riscrivere la storia. La situazione rappresenta un momento storico, con segnali che indicano un passaggio decisivo. La delegittimazione di una generazione di magistrati ha suscitato preoccupazioni, soprattutto per il modo in cui la giustizia e la politica si sono messe in gioco per riscrivere la storia. La procura di Caltanissetta, con il suo lavoro, ha aperto un dibattito che coinvolge non solo la magistratura, ma anche la politica, con un’attenzione particolare alle destre che oggi governano.

La verità è ancora lontanissima

La procura di Caltanissetta ha “staccato” di fatto le stragi, riducendo il loro impatto storico. Tuttavia, il documento ha suscitato molte perplessità, soprattutto per il modo in cui ha omesso episodi importanti come le bombe del 1993 e l’attentato allo stadio Olimpico di Roma.

Un passaggio decisivo per la giustizia

La delegittimazione di una generazione di magistrati ha suscitato preoccupazioni, soprattutto per il modo in cui la giustizia e la politica si sono messe in gioco per riscrivere la storia. La procura di Caltanissetta, con il suo lavoro, ha aperto un dibattito che coinvolge non solo la magistratura, ma anche la politica, con un’attenzione particolare alle destre che oggi governano.

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