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venerdì 16 Ottobre 2026

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La Sardegna decide il suo destino energetico: stop alla speculazione sull’eolico

La Sardegna ha approvato un decreto per bloccare la speculazione sull’eolico e promuovere fonti rinnovabili sostenibili, con un focus su controllo regionale e tutela del territorio.

La Sardegna ha deciso di prendersi il controllo del proprio destino energetico, bloccando la speculazione sull’eolico e definendo un nuovo assetto per la gestione delle fonti rinnovabili. Con un decreto che stabilisce le prerogative regionali sulla dislocazione degli impianti eolici e fotovoltaici, la regione ha messo fine a una situazione di sfruttamento eccessivo, in cui imprese estere e non sarde avevano approfittato del contesto normativo favorevole per installare impianti senza beneficiare la popolazione locale. La presidente della Regione, Carolina Todde, ha ribadito che “sulla Sardegna decidono i sardi”, confermando un cambio di registro rispetto al passato.

Un passo verso la sovranità energetica

Il decreto sulle aree idonee rappresenta un passo significativo verso la sovranità energetica della regione. Con l’obiettivo di raggiungere entro il 2030 una quota di 6,2 GWp aggiuntivi rispetto agli impianti già in esercizio prima del 2021, la Sardegna cerca di bilanciare la transizione ecologica con la tutela del territorio. La regione non tollera più la speculazione, che ha portato a oltre 800 richieste di autorizzazione per impianti eolici, on e off-shore, e ha introdotto una moratoria per fermare il blocco di nuove autorizzazioni. La misura è stata vista come incoerente da alcuni gruppi che avevano in passato promosso la deregulation energetica.

La Sardegna non tollera più la speculazione e cerca di trovare un equilibrio tra sviluppo e tutela del territorio.

La regione non è più disposta ad accettare il rischio che imprenditori esteri o non sardi approfittino delle caratteristiche naturali dell’isola per installare impianti senza beneficiare la popolazione locale. L’obiettivo è evitare modifiche al paesaggio che vengono considerate inaccettabili. La Sardegna ha anche chiarito che non esiste un pregiudizio sull’eolico offshore, ma si vuole promuovere alternative come il fotovoltaico flottante sui bacini, l’agrivoltaico e l’idroelettrico. La lotta alla speculazione è accompagnata da una campagna di sensibilizzazione per contrastare le accuse di deturpazione del paesaggio e di danni ambientali.

La lotta contro la speculazione e le accuse di deturpazione

La regione ha anche risposto alle critiche che vengono fatte su social media, dove si fiorisce un dibattito su foto di colline con turbine eoliche accompagnate da frasi indignate. La presidente Todde ha sottolineato che la speculazione non è più tollerabile e che la Sardegna si prende il controllo del proprio destino. La regione ha anche affrontato un conflitto con il Governo nazionale, che ha impugnato la moratoria di 18 mesi sul blocco della realizzazione di nuovi impianti eolici e fotovoltaici, aprendo un contenzioso davanti alla Corte Costituzionale.

La Sardegna ha conquistato un ruolo attivo e confermato un cambio di registro rispetto al passato.

Il decreto sulle aree idonee rappresenta un nuovo campo di gara in cui la Sardegna decide il suo destino energetico. La regione ha promesso una battaglia contro la speculazione energetica che stava colpendo la Regione, e ha ribadito che non si fermerà sulla pelle dei sardi. La presidente Todde ha spiegato che la regione ha preso la responsabilità di governare e sa bene cosa dobbia fare per fermare la speculazione senza interrompere la transizione ecologica. La Sardegna non tollera più la speculazione e cerca di trovare un equilibrio tra sviluppo e tutela del territorio.

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