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domenica 18 Ottobre 2026

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Genova operaia torna a ribellarsi per la salvaguardia dell’acciaio italiano

Genova operaia si mobilita per salvaguardare l’acciaio italiano, dopo anni di battaglie sindacali e decisioni governative.

Genova, 18 ottobre 2026 – Ancora una volta, la ribellione operaia parte da Genova, questa volta per salvaguardare l’acciaio italiano. Gli operai dell’ex Ilva, oggi Acciaierie d’Italia, si sono accampati per tre giorni nel quadrilatero ombelicale della città, tra la Prefettura, il teatro Carlo Felice e la piazza De Ferrari, per opporsi alla chiusura degli altiforni di Taranto e al conseguente taglio dell’approvvigionamento per le fabbriche genovesi. La protesta, che ha visto la partecipazione di sindacati, cittadini e rappresentanti politici di ogni orientamento, è nata dopo il verdetto della Corte d’Appello di Milano che ha confermato la chiusura degli altiforni di Taranto, mettendo a rischio la continuità del lavoro in tutta la siderurgia italiana.

Una protesta che ripete la storia

La scelta di Genova come epicentro della protesta non è casuale. La città, simbolo della resistenza e della lotta sindacale, ha visto in passato movimenti operai che hanno cambiato il corso delle decisioni politiche. Come nel 1960, quando i portuali della Culmv bloccarono il Convegno del MSI, o nel 1978, quando i funerali di Guido Rossa, ucciso da brigatisti, segnarono la svolta nella battaglia contro il terrorismo. Questa volta, gli operai della Fiom CGIL e degli altri sindacati, rimasti nella fabbrica-madre di Genova, hanno ribellato per difendere un settore industriale che ha scritto la modernizzazione dell’Italia e il boom economico.

La protesta ha visto gli operai occupare lo spazio davanti alla Prefettura e rifiutare di andarsene senza un impegno scritto. Hanno chiesto che le fabbriche continuassero a ricevere materiale per produrre acciaio, senza cassa integrazione, ammortizzatori sociali o uscite agevolate. La città, con la sindaca Silvia Salis e il presidente della Regione Marco Bucci, si è stretta intorno agli operai senza distinzioni, dimostrando un sostegno unanime.

Un impegno scritto per salvare il lavoro

Il terzo giorno, mentre a Roma si cercava di risolvere la situazione, gli operai hanno pacificamente invaso anche il primo piano della Prefettura, con l’obiettivo di ottenere un impegno scritto. La buona notizia è arrivata alla sera del terzo giorno: un imprenditore di Piombino ha firmato un accordo per fornire decine di tonnellate di bramme e coils all’anno, permettendo la continuità del lavoro. L’accordo è stato firmato dai commissari e dal governo, e gli operai hanno lasciato il quadrilatero per perfezionare la trattativa.

Genova, come sempre, è stata la prima a mobilitarsi, ripetendo una tradizione di resistenza e lotta per il lavoro. La protesta non è solo un atto di ribellione, ma anche una richiesta di riconoscimento del valore dell’acciaio italiano, un settore chiave per l’economia nazionale. La battaglia per la siderurgia, che dura da decenni, ha visto Genova come punto di riferimento per le rivolte sindacali. La città, con le sue radici storiche e la sua forza operaia, continua a essere un simbolo di resistenza e di lotta per il lavoro.

La protesta ha visto la partecipazione di migliaia di cittadini, con un clima di unità tra maggioranza e opposizione. La città ha dimostrato una forza collettiva senza precedenti, con la partecipazione di rappresentanti di ogni parte politica. La battaglia per la salvaguardia dell’acciaio italiano è un esempio di come la resistenza operaia possa ancora fare la differenza in un Paese in cerca di nuove vie di sviluppo. La storia di Genova operaia è una storia di lotta, di resistenza e di speranza. La città, con la sua forza e la sua determinazione, continua a essere un simbolo di lotta per il lavoro e per la difesa dell’industria italiana. La protesta di oggi è un nuovo capitolo di questa storia, che si svolge nel cuore di una città che ha sempre saputo dare voce a chi non ha voce.

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