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domenica 18 Ottobre 2026

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Cultura

Missioni cattoliche italiane in Europa: ponti di fede, dialogo e integrazione

Missioni cattoliche italiane in Europa promuovono dialogo, integrazione e costruzione di comunità in contesti diversi.

La Giornata missionaria mondiale del 18 ottobre 2026 ha visto le Missioni cattoliche italiane in Europa impegnate in un lavoro di costruzione di ponti tra culture, Chiese locali e società. In contesti diversi, come la Finlandia, il Regno Unito e la Grecia, le comunità cattoliche italiane accompagnano connazionali, promuovono dialogo e testimoniano il Vangelo. L’obiettivo è creare spazi di incontro, accoglienza e integrazione, in un mondo segnato da tensioni internazionali.

Un seme di grano in una società finlandese

In Finlandia, dove la presenza italiana è numericamente ridotta, le Missioni cattoliche si concentrano sulla vicinanza umana. La Messa in italiano a Helsinki diventa un momento di incontro e costruzione della comunità. “Siamo pochi, ma speriamo di essere quel seme di grano che, anche se piccolo, possa essere un segno per tutta la società finlandese”, afferma un religioso. La missione, in questo contesto, si traduce in un impegno per offrire luoghi di preghiera e ascolto nella lingua madre, come sottolinea don Marco Pasinato, cappellano degli italiani. Accanto alla vita sacramentale, le Missioni offrono formazione ai giovani, supporto alle famiglie e assistenza a situazioni fragili, come l’accompagnamento dei detenuti italiani. In Romania, invece, le Missioni cattoliche italiane si presentano come una “casa, una famiglia e un punto di riferimento” per gli italiani residenti. Il sacerdote padre Marius Beresoaie sottolinea l’importanza di uscire dai confini della chiesa per raggiungere le persone nei luoghi in cui vivono.

Da una pastorale agli italiani a una presenza condivisa

Il Regno Unito post-Brexit ha visto un cambiamento nel quadro migratorio, con un numero di italiani registrati all’AIRE che arriva a circa mezzo milione. Don Antonio Serra, delegato delle Missioni Cattoliche Italiane in Gran Bretagna, sottolinea che questa pluralità richiede un passaggio da una pastorale rivolta solo agli italiani a una presenza condivisa con la società civile e la Chiesa locale. “Dietro questo dato non vi è un universo omogeneo, ma una realtà composita”, osserva. L’obiettivo è integrare le comunità italiane nel tessuto sociale e religioso locale.

Per don Serra, proprio questa pluralità interpella la missione delle comunità cattoliche italiane in terra britannica dove occorre “passare da una pastorale meramente rivolta agli italiani a una presenza condivisa con gli italiani all’interno della Chiesa locale e della società civile”. La missione, aggiunge, consiste anche nell’educare a uno sguardo capace di andare oltre le ideologie e la propaganda, ricordando che la Chiesa continua a mettere al centro la dignità della persona e la speranza.

La sfida delle Missioni cattoliche italiane in Europa è passare “dalla conservazione alla missione, dall’assistenza all’accompagnamento, dall’identità chiusa all’identità aperta, dalla nostalgia alla speranza”, come sottolinea mons. Furio Cesare, responsabile della comunità cattolica italiana di Stoccolma. Di fronte a una nuova mobilità europea, composta da studenti, professionisti e famiglie internazionali, le Missioni non possono più essere considerate solo “parrocchie degli italiani”, ma devono accompagnare, appartenere e integrare, favorendo una piena partecipazione alla vita delle Chiese locali e delle società di accoglienza.

La missione è un impegno di costruzione di ponti e di annuncio del Vangelo.
La presenza cristiana deve essere discreta, radicata e disarmata.

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