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lunedì 19 Ottobre 2026

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Salute

Le bibite meritano lo status di «comfort drink» senza sensi di colpa

Le bibite possono essere considerate comfort drink senza sensi di colpa, grazie a una riduzione degli zuccheri e a un accordo tra Ministero della Salute e AssoBibe.

Le bibite meritano lo status di «comfort drink» senza sensi di colpa, come sottolineato da un accordo tra il Ministero della Salute e AssoBibe, l’associazione che rappresenta i produttori di bevande analcoliche in Italia. Il 20 luglio 2026, i due enti hanno sottoscritto un protocollo d’intesa biennale, che punta su riduzione degli zuccheri, informazione al consumatore e responsabilità del consumo. L’obiettivo è riconoscere il valore rituale e affettivo delle bibite, senza trasformarle in colpe alimentari.

La misura e la ritualità del quotidiano

Marcello Gemmato, Sottosegretario di Stato alla Salute, ha sottolineato che nel contesto di una dieta improntata a varietà ed equilibrio, anche le bevande analcoliche possono trovare spazio, a condizione che il consumo sia moderato e attento, limitando in particolare gli zuccheri aggiunti. La parola chiave in questo contesto è la misura: nessuno sostiene che una bibita zuccherata sia acqua, ma neppure si deve trasformare ogni lattina in una colpa alimentare. La bussola della misura e la ritualità del quotidiano sono temi centrali nel dibattito. Le bibite, come il comfort food, possono essere parte dell’alimentazione quanto la nutrizione. Il piacere, del resto, fa parte dell’alimentazione quanto la nutrizione. Non tutto ciò che mangiamo o beviamo deve aspirare a diventare un superfood. Esistono anche la memoria, l’abitudine, la convivialità, la pausa. E persino quella piccola soddisfazione di stappare qualcosa di freddo in una giornata storta.

Riduzione degli zuccheri e riformulazioni

Secondo i dati diffusi da AssoBibe, negli ultimi anni lo zucchero immesso in consumo dalle aziende del comparto è stato ridotto del 44 per cento. Il dato è di fonte associativa e fotografa una trasformazione del settore, accompagnata da riformulazioni e dalla crescita delle varianti senza zucchero. L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda che gli zuccheri liberi rappresentino meno del 10 per cento dell’energia giornaliera e indica un’ulteriore riduzione sotto il 5 per cento come potenzialmente vantaggiosa.

La questione non è solo tecnica, ma anche culturale. Il linguaggio utilizzato nei confronti delle bibite è spesso più severo rispetto a quello usato per il comfort food. Come se le bollicine non avessero diritto a una dimensione affettiva, rituale, persino consolatoria. Tuttavia, il protocollo tra Ministero della Salute e AssoBibe cerca di bilanciare la salute pubblica con la consapevolezza del consumo. L’obiettivo è ridurre gli zuccheri, ma non trasformare ogni lattina in un imputato.

Attenzione ai più giovani, ma anche a una cultura del consumo responsabile. Il protocollo si muove su questo terreno, puntando su riduzione degli zuccheri, consapevolezza e responsabilità del consumo. E se un adulto, dentro una dieta complessivamente equilibrata, sceglie ogni tanto una bibita semplicemente perché gli piace, forse non è necessario attribuire a quel gesto un significato più grande di quello che ha. Il piacere, del resto, fa parte dell’alimentazione quanto la nutrizione. Non tutto ciò che mangiamo o beviamo deve aspirare a diventare un superfood. Esistono anche la memoria, l’abitudine, la convivialità, la pausa. E persino quella piccola soddisfazione di stappare qualcosa di freddo in una giornata storta. Lo chiamiamo comfort food quando si mastica. Non si vede perché, quando fa pssst, non possa essere anche comfort drink.

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