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lunedì 19 Ottobre 2026

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Cultura

Guerriglia in strada: ragazzi derubati di infanzia e valori

Mario Pollo denuncia una crisi educativa e sociale in Italia, con ragazzi in preda a violenza e disorientamento.

La guerriglia in strada, che ha colpito città come Torino, Milano e Bologna, segna un momento di profonda crisi educativa e sociale in Italia. Mario Pollo, antropologo dell’educazione e docente di sociologia e pedagogia all’Università Lumsa, ha sottolineato come una generazione di ragazzi sia stata derubata di infanzia e valori, mentre gli adulti si concentrano solo sui desideri. La situazione, secondo Pollo, è il frutto di una grave carenza educativa, con adulti infantilizzati e focalizzati sul consumo, incapaci di insegnare il valore del limite e della frustrazione.

Disorientamento e violenza tra i giovani

La protesta, spesso violenta, coinvolge ragazzi di età compresa tra i 11 e i 12 anni, che si trovano in una condizione di disorientamento e frustrazione. Secondo Pollo, la mancanza di risorse economiche e di condizioni ambientali favorevoli impedisce loro di soddisfare i loro desideri, alimentando un senso di chiusura e anomia. Questo fenomeno, già individuato da Durkheim, porta i giovani a trasgredire le norme come forma di realizzazione personale.

La violenza diventa una forma di affermazione sociale

La società attuale non riconosce né accetta i limiti, portando a una crescita di violenza e aggressività. Gli adulti, inoltre, si sono infantilizzati, concentrando i propri bisogni su se stessi, mentre i ragazzi, privi di un senso di appartenenza e di valori condivisi, si sentono abbandonati. La crisi di valori, che include la mancanza di religiosità, altruismo e politica, ha reso i giovani sempre più sensibili alle dinamiche di potere e di violenza.

Un modello educativo in crisi

La crisi educativa non riguarda solo l’offerta di apprendimenti, ma la formazione della persona, la scoperta delle proprie potenzialità e la capacità di dare senso alla vita. In Italia, l’investimento sui giovani è limitato, e molti vengono tenuti in un “giardino protetto” per evitare che diventino concorrenziali rispetto alla condizione adulta. Questo modello, secondo Pollo, non permette ai ragazzi di sviluppare una maturità reale, ma li spinge a assumere comportamenti e linguaggi tipici delle fasce adulte senza averne una vera consapevolezza.

La mancanza di valori interiorizzati alimenta la trasgressione

La trasgressione delle norme diventa l’unico modo per cercare la propria realizzazione, a causa della mancanza di valori interiorizzati capaci di trascendere i bisogni immediati. Inoltre, educare al limite significa insegnare ad accettare la sofferenza, la sconfitta, il sacrificio e la propria debolezza, trovando proprio nella consapevolezza della debolezza la vera forza. Gli adulti, però, non investono sui giovani, non li considerano come il proprio futuro e non si preoccupano di proseguire il cammino della civilizzazione. La violenza, in questo contesto, diventa una forma di affermazione sociale, soprattutto per chi vive in condizioni di deprivazione o sente di non potersi realizzare. Educare al limite, secondo Pollo, non significa semplicemente dire “no”, ma aiutare i ragazzi a scoprire le proprie potenzialità all’interno dei limiti, trasformando la costrizione in un’opera creativa. Solo in questo modo, si può dare senso alla vita e sviluppare l’unicità di ciascun ragazzo.

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