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lunedì 19 Ottobre 2026

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Immigrazione in Italia: il 67,4% degli immigrati vuole restare, 5 milioni e mezzo di stranieri residenti

Il rapporto Caritas/Migrantes svela dati sull’immigrazione in Italia: il 67,4% degli immigrati vuole restare, 5 milioni e mezzo di stranieri residenti.

Il 67,4% degli immigrati in Italia vuole restare, un dato emerso dal XXXV Rapporto Immigrazione presentato oggi a Roma da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. Gli stranieri residenti in Italia sono oltre 5 milioni e mezzo, pari al 9,4% della popolazione totale. La crescita annuale della popolazione straniera è stata del 3,5%, compensando quasi perfettamente il calo degli italiani, che ha registrato un decremento di 189 mila unità. Il rapporto sottolinea una presenza strutturale e matura degli immigrati, con il 4 su 5 che vive in Italia da oltre dieci anni.

Integrazione e sprechi di competenze

Se la partecipazione al mercato del lavoro è in linea con la media europea (tasso di occupazione al 65%), il contesto italiano evidenzia divari e penalizzazioni drammatiche. Il 64% dei migranti laureati in Italia svolge mansioni che non richiedono il loro titolo di studio, a fronte di una media UE del 40% e di valori sotto il 35% in Germania. Questo fenomeno rappresenta un spreco significativo di competenze e un segno di difficoltà nell’integrazione lavorativa. Il rapporto segnala una crescita dell’immigrazione nell’ultimo decennio (+13% tra il 2013 e il 2023), ma molto più contenuta rispetto a Paesi come Germania (+51%), Spagna (+33%) e Francia (+18%).

Minoranze e rischi psicologici

Emblematico è il focus sui minori bangladesi, che affrontano altissimi rischi di isolamento e disagio psicologico. Schiacciati tra le aspettative familiari di rimesse (1,4 miliardi inviati dall’Italia al Bangladesh nel 2024), viaggi traumatici attraverso la Libia e l’inserimento nel lavoro informale, questi adolescenti vivono in condizioni di forte vulnerabilità. I minori stranieri non accompagnati (Msna) si attestano a circa 17 mila a fine 2025, un numero in diminuzione rispetto al picco del 2023, quando erano 23 mila.

La presenza degli immigrati si estende in quasi l’intero territorio nazionale, con la concentrazione più elevata nella diocesi di Roma, che ne accoglie da sola 311 (pari al 10,6% del totale). Sono presenti in 216 circoscrizioni ecclesiastiche (diocesi) su 226 totali in Italia. La vitalità delle comunità cattoliche etniche rappresenta un aspetto significativo del rapporto, con quasi 3.000 preti attivi nelle diocesi italiane e una presenza di sacerdoti stranieri che contribuisce alla vita religiosa e sociale del Paese.

Il rapporto denuncia una mancanza di dati da parte delle amministrazioni pubbliche, in particolare sulle iscrizioni scolastiche e sui permessi di soggiorno. Questo vuoto conoscitivo crea preoccupazioni e limita la capacità di valutare e intervenire efficacemente sulle dinamiche migratorie. I due organismi ecclesiali segnalano una crescita delle linee di separazione, mentre si riducono gli spazi dell’incontro, evidenziando una situazione di tensione e distanza tra le comunità.

La crescita dell’immigrazione nell’ultimo decennio (+13% tra il 2013 e il 2023) è stata quindi molto più contenuta rispetto a Germania (+51%), Spagna (+33%) e Francia (+18%). L’età media degli stranieri (con nove persone su dieci in età lavorativa) attutisce il drammatico invecchiamento della popolazione autoctona (dove gli over 65 rappresentano il 25,1%). In Italia ci sono però criticità e divari di integrazione significativi rispetto alla media dell’Unione europea. Tra i giovani con background migratorio, la percentuale di Neet (giovani che non studiano, non lavorano o non sono in formazione) sale al 30%, quasi il doppio della media europea del 17%. In Italia il rischio di povertà ed esclusione per i cittadini non-UE tocca il 48-49%, rispetto al 18,5% della popolazione nazionale.

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