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lunedì 19 Ottobre 2026

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Lavoratrice licenziata per assistere madre malata: Fiom denuncia ingiustizia e chiede giustizia

Lavoratrice licenziata per assistere madre malata, Fiom denuncia ingiustizia e chiede giustizia

Una donna di 55 anni, dipendente di Epta Costan a Limana (Belluno), è stata licenziata dopo 11 anni di servizio per aver posticipato il rientro dalle ferie per assistere la madre malata di tumore. La decisione dell’azienda ha suscitato indignazione e preoccupazione, tanto che la Fiom Cgil di Belluno ha deciso di impugnare formalmente il licenziamento. La donna, che aveva comunicato soltanto verbalmente al caporeparto il ritardato rientro, è stata licenziata nel periodo dal 24 agosto al primo settembre. La vicenda ha acceso un dibattito su come le imprese gestiscono le situazioni di fragilità e responsabilità familiari, e sul rispetto dei diritti dei lavoratori.

Una decisione aziendale inaccettabile

La Fiom Cgil ha espresso un giudizio severo sul licenziamento, considerandolo «totalmente ingiustificato oltre che gravemente sproporzionato». La sindacata ha sottolineato che la decisione non solo ha colpito una lavoratrice, ma ha anche messo in discussione i principi di dignità e solidarietà nei luoghi di lavoro. Nessun essere umano dovrebbe essere costretto a scegliere tra il proprio posto di lavoro e la vicinanza a un familiare gravemente malato. Stefano Bona, segretario generale della Fiom bellunese, ha dichiarato: «Le fragilità delle persone non possono essere trattate come colpe da punire, né possono diventare il pretesto per provvedimenti espulsivi».

La donna, che aveva comunicato il ritardo del rientro verbalmente, è stata licenziata senza alcun confronto o spiegazione da parte dell’azienda. La Fiom ha sottolineato che l’azienda ha scelto il silenzio anziché il confronto, e che questo atteggiamento appare insensibile alle difficoltà delle dipendenti. «Abbiamo atteso che l’azienda facesse un passo indietro, che si aprisse un confronto per rivedere una decisione tanto drastica quanto inaccettabile», ha spiegato Bona. La sindacata ha deciso di procedere per le vie legali per accertare le ragioni del licenziamento e per restituire alla lavoratrice la dignità che, secondo il sindacato, è stata calpestata.

Un caso che va oltre il singolo episodio

La vicenda di Liliana, come la chiamano i familiari, rappresenta un caso emblematico di come le fragilità delle persone non debbano essere trattate come colpe da punire, né possono diventare il pretesto per provvedimenti espulsivi. La Fiom non si fermerà all’impugnazione del licenziamento e valuterà ulteriori iniziative di mobilitazione e protesta per denunciare il comportamento dell’azienda. Il rispetto e la dignità delle persone vengono prima di ogni logica aziendale.

La decisione del giudice sarà cruciale per stabilire se il licenziamento sia legittimo o se, come sostiene la Fiom, sia un provvedimento ingiusto e lesivo della dignità della lavoratrice, della sua famiglia e dei diritti di tutte e tutti. La Fiom continuerà a stare al fianco di Liliana, mettendo in campo tutti gli strumenti sindacali e legali necessari per difendere i suoi diritti e la sua dignità. La vicenda ha suscitato un dibattito più ampio sul rispetto della persona, sulla responsabilità sociale delle imprese e sul valore della solidarietà nei luoghi di lavoro.

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