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lunedì 19 Ottobre 2026

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Cronaca nera

Omicidio Vassallo, la Procura di Salerno impugna l’assoluzione del pentito Ridosso

La Procura di Salerno impugna l’assoluzione di Ridosso nell’omicidio Vassallo, sostenendo che la confessione è coerente con i verbali delle indagini.

L’assoluzione del pentito Romolo Ridosso nell’omicidio di Angelo Vassallo ha suscitato l’opposizione della Procura di Salerno, che ha presentato un ricorso per impugnare la sentenza. La decisione, resa nota attraverso un atto di 25 pagine firmato dal procuratore Raffaele Cantone e dal pm Elena Guarino, si basa su una serie di errori logico deduttivi rilevati nel processo. La Procura sostiene che le dichiarazioni di Ridosso, pur non essendo quelle di un collaboratore di giustizia, siano attendibili e coerenti con i verbali delle indagini.

Confessione non veritiera ma supportata da prove

Ridosso, ex ras della camorra di Scafati, ha reso una serie di dichiarazioni nel corso degli anni, circa 15, in cui ha sempre cercato di riferire una versione non veritiera dei fatti. Questo, spinto dalla necessità di tutelare sé stesso e il figlio Salvatore, che lo accompagnava il giorno del sopralluogo ad Acciaroli. Tuttavia, la Procura sottolinea che la sua partecipazione al sopralluogo del 3 settembre 2010, in Bmw bianca con Cipriano, per verificare l’esistenza di eventuali telecamere, è un dato granitico e costante, più volte ribadito nei verbali del collaboratore. La Procura ha anche sottolineato che le prove che Ridosso fosse implicato nell’omicidio risalgono a prima delle sue confessioni del 24 e 25 marzo 2025. Erano già contenute negli atti delle indagini preliminari e nell’ordinanza di custodia cautelare del 2024. Inoltre, le dichiarazioni di Ridosso sono state ritenute coerenti con le prove già acquisite, e non sono state considerate come semplice fantasia o invenzione.

La Procura ha ribattuto che non hanno chiesto i benefici per l’imputato e che la questione delle telecamere era stata sollevata già il giorno prima, nell’interrogatorio del 24 marzo 2025.

Contraddizioni e motivazioni del giudice

Il giudice Giovanni Rossi ha motivato l’assoluzione di Ridosso con una serie di giudizi severi sulla complessiva inattendibilità delle confessioni. Tuttavia, la Procura ha sottolineato che il giudice ha trascurato l’esistenza di una pletora di elementi di prova già acquisiti agli atti della richiesta di misura cautelare. Inoltre, il giudice ha sostenuto che Ridosso avrebbe “inventato” solo l’ultimo giorno che il sopralluogo era finalizzato a verificare l’assenza di telecamere e che si era offerto di gambizzare il sindaco per 50mila euro, solo per ottenere benefici penitenziari.

La Procura ha ribattuto che non hanno chiesto i benefici per l’imputato e che la questione delle telecamere era stata sollevata già il giorno prima, nell’interrogatorio del 24 marzo 2025. Inoltre, la Procura ha sottolineato che se l’essersi proposto come killer di una gambizzazione fosse stata una fantasia, la logica conseguenza sarebbe stata una pronuncia di condanna per concorso pieno in omicidio, e non l’assoluzione dall’accusa per concorso anomalo in omicidio.

La Procura punta quindi sulla circostanza che la partecipazione di Ridosso al sopralluogo e alle attività preparatorie del delitto è un dato granitico, costante e supportato da prove.

La sentenza di assoluzione, se dovesse passare in giudicato, potrebbe influire negativamente sulle accuse a carico di altri imputati, come l’ex brigadiere Lazzaro Cioffi e l’imprenditore Giuseppe Cipriano. Mentre pende un’altra impugnazione, relativa al proscioglimento in udienza preliminare del colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo, le vicende umane e giudiziarie restano strettamente intrecciate, con conseguenze dirette tra di loro.

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