Donald Trump ha dato il suo sostegno a Benjamin Netanyahu, primo ministro israeliano, a nove giorni dal voto delle elezioni nazionali in Israele, dopo mesi di silenzio e distanza. L’appoggio tardivo del presidente statunitense arriva in un momento cruciale per la campagna elettorale del leader israeliano, che cerca la rielezione dopo aver guidato il Paese durante la guerra con Hamas e l’Iran. La decisione di Trump, annunciata attraverso un post su X, ha suscitato reazioni in Israele, dove la popolarità del presidente USA è ancora elevata.
Un sostegno strategico in un momento di tensioni
Il sostegno di Trump, che ha affermato che Netanyahu “è stato un grande primo ministro-guerriero e un partner ancora più grande per la pace nella lotta contro la Repubblica islamica dell’Iran”, arriva mentre le strategie dei due leader si sono divise, soprattutto su temi come la guerra in Gaza e la politica verso l’Iran. Trump ha avvertito che gli Stati Uniti potrebbero non “fare questo lavoro” se Israele cambiasse guida la prossima settimana, un messaggio che potrebbe influenzare il voto dei cittadini israeliani.
Il Likud, partito di Netanyahu, ha condiviso un video di 35 secondi con immagini dei due leader insieme e interventi di Trump che lodano Netanyahu. L’endorsement, pur utile vista la popolarità di Trump in Israele, non è chiaro quale impatto avrà in una corsa elettorale che si preannuncia molto serrata. Molti israeliani, compresi importanti commentatori, hanno espresso delusione per l’esito non risolutivo della guerra con l’Iran e per la proposta di cessate il fuoco avanzata da Trump, giudicata insufficiente rispetto agli obiettivi condivisi.
Un rapporto alleato ma con divergenze
Trump e Netanyahu sono da tempo stretti alleati, e sembravano più allineati che mai dopo i raid congiunti statunitensi e israeliani contro gli impianti nucleari iraniani nel 2025. Tuttavia, nel corso della guerra di quasi otto mesi con l’Iran, non sono mancati gli scontri. Trump ha criticato la decisione di Israele di attaccare un importante giacimento di gas iraniano nelle prime settimane di guerra, e ha definito Netanyahu “pazzo” in un momento di tensioni. Sulla Striscia di Gaza, ad agosto, Netanyahu ha respinto l’ultimo piano di Trump per rilanciare una tregua permanente, un tema che ha alimentato ulteriore distanza tra i due leader.
Trump ha nuovamente minacciato di “finire presto il lavoro” contro l’Iran “a meno che il Paese non cambi rapidamente atteggiamento”, aggiungendo che potrebbe non volerlo fare se Netanyahu dovesse perdere. “Se Israele avrà il leader sbagliato, cioè chiunque non sia Bibi, l’America dovrà occuparsi di questo lavoro da sola, e io non sono incline a farlo”, ha affermato il presidente USA. La decisione di Trump, sebbene tardiva, potrebbe rafforzare la posizione di Netanyahu in un momento in cui il partito ha subìto critiche per la gestione della guerra e per la mancanza di progressi significativi.
Nonostante il sostegno, l’endorsement non è certo a garantire la vittoria di Netanyahu, soprattutto in un contesto elettorale in cui le opinioni dei cittadini israeliani sono divise. La popolarità di Trump in Israele rimane elevata, ma non è sufficiente a risolvere le tensioni interne al Paese. La campagna elettorale si avvia verso un momento cruciale, con il voto fissato al 27 ottobre, e il sostegno di Trump potrebbe rappresentare un fattore decisivo per il risultato finale.



