La guerra israelo-americana ha avuto un impatto significativo sull’Iran, riaccendendo un senso di nazionalismo e orgoglio patriottico tra la popolazione e la diaspora iraniana. Decine di espatriati, tra cui artisti e intellettuali, hanno deciso di tornare nel Paese per sostenerlo, in un momento in cui la sovranità e la sopravvivenza del Paese sono in gioco. Tra i nomi più noti, il cantante e violinista Bijan Mortazavi e il cantautore folk-blues Mohsen Namjoo, che hanno rientrato rispettivamente a settembre e giugno del 2026.
Un ritorno di artisti in cerca di connessione
Il ritorno di artisti come Mortazavi e Namjoo rappresenta un segno di riconciliazione e di sostegno al Paese, in un contesto di tensioni internazionali. Mortazavi, noto per il suo violino bianco e la sua musica spesso trasmessa dalla tv di Stato iraniana, ha rientrato in Iran dopo decenni di esilio, mentre Namjoo, noto per le sue critiche al regime, ha rientrato dopo un lungo periodo di esilio. Secondo il ministro della Cultura e dell’Orientamento islamico, Abbas Salehi, sono oltre un centinaio gli espatriati che hanno ricevuto il via libera per tornare in Iran negli ultimi mesi.
Il ritorno di artisti come Namjoo ha suscitato reazioni contrastanti, tra appoggio e critiche.
Non mancano le reazioni negative, come quelle dell’attivista radicale Maysam Nili, proprietario del quotidiano Rajanews, che ha invocato una punizione esemplare per Namjoo, considerato un “traditore” che aveva complottato un colpo di Stato con gli Stati Uniti e Israele. Queste reazioni riflettono le tensioni interne e le divisioni tra le diverse fazioni del Paese. Anche se Namjoo ha rientrato previo coordinamento con le autorità, non si hanno notizie di persecuzioni nei suoi confronti, e il cantautore ha pubblicamente sollecitato altri artisti a seguire il suo esempio.
Un’apertura verso l’arte e la cultura
La politica interna iraniana ha visto un’evoluzione inaspettata, con il religioso Hossein Taeb, ex capo dell’intelligence dell’Irgc, che ha recentemente chiesto un approccio più aperto verso gli artisti. In un discorso rivolto ai Pasdaran, Taeb ha invitato a “aprire le braccia agli artisti” e a “abbandonare l’approccio difensivo nei confronti delle arti”. Questo cambiamento di rotta ha suscitato interesse e speranza, anche se le sue motivazioni restano dibattute.
La posizione di Taeb potrebbe riflettere una nuova direzione della leadership o una tattica per consolidare il potere.
Taeb, che ha ricoperto ruoli di leadership in passato, ha un rapporto complesso con Mojtaba Khamenei, figlio di Ali Khamenei. Aveva promosso l’elezione del figlio e aveva subìto un’emarginazione da parte del padre. Questo contesto complica la lettura delle sue dichiarazioni, che potrebbero essere un segnale di apertura o una mossa tattica. La sua posizione, quindi, rimane un elemento di incertezza per il futuro del Paese. Il ritorno di espatriati come Mortazavi e Namjoo rappresenta un momento di svolta per l’Iran, in un contesto di guerra e di tensioni internazionali. Sebbene le motivazioni siano complesse e le reazioni varie, il loro ritorno segna un cambiamento nella percezione del Paese e nella sua posizione internazionale.



