Un disegno di legge presentato all’Ars mira a salvaguardare i finanziamenti pubblici in caso di opere incompiute, evitando la restituzione delle risorse. La proposta, firmata dal deputato regionale lombardiano Giuseppe Carta e condivisa dal gruppo dei Popolari e Autonomisti, punta a riconoscere la validità parziale o totale dei contributi ricevuti, anche se i progetti non sono stati ultimati. L’obiettivo è evitare la dispersione degli investimenti e garantire una certezza giuridica ai beneficiari, sia pubblici che privati.
Salvaguardare i finanziamenti in caso di forza maggiore
La proposta si basa sull’esperienza degli ultimi anni, in cui si sono verificate numerose situazioni in cui il completamento dei lavori o la rendicontazione finanziaria non è stato possibile a causa di eventi esterni, come la pandemia di Covid-19, le crisi economiche o le calamità naturali. Il ddl prevede che, in tali casi, i beneficiari possano mantenere una parte o l’intero contributo ricevuto, in proporzione al lavoro effettivamente svolto e all’utilità pubblica del progetto.
Il testo non esplicita i casi specifici in cui la tutela interverrebbe, ma si basa su eventi di forza maggiore.
Il ddl, così concepito, potrebbe applicarsi anche ai fondi europei, ampliando la sua portata a livello regionale. La relazione allegata al ddl illustra che la misura è volta a offrire un esito di giustizia sostanziale, attraverso il riesercizio del potere amministrativo. L’amministrazione regionale, riscontrata la causa di forza maggiore, valuterà l’effettiva utilità del lavoro svolto e deciderà se conservare, in tutto o in parte, il contributo concesso.
Procedimento entro due mesi per decidere il destino del finanziamento
Secondo il testo del ddl, alla ricezione dell’istanza da parte del beneficiario si attiverà un procedimento che valuterà l’utilizzo del contributo. Questo processo, basato su un’attestazione tecnica asseverata da un professionista esperto, dovrà decidere entro due mesi se il finanziamento va mantenuto, ridotto o revocato. La decisione dovrà tener conto della realizzazione parziale o integrale delle opere e della prestazione dei servizi, nonché della funzionalità del progetto all’interesse pubblico.
Il provvedimento finale dovrà garantire lo sgravio, totale o parziale, del titolo di recupero eventualmente già adottato.
Questo passaggio è volto a mantenere la coerenza e la tempestività dell’azione amministrativa, anche in relazione alla riscossione coattiva. Per i proponenti, il ddl non rappresenta una sanatoria indiscriminata, ma un meccanismo di verifica puntuale, correlato all’utilità pubblica del lavoro svolto e proporzionato allo stato di avanzamento dei progetti. L’obiettivo è quindi non solo salvaguardare i finanziamenti, ma anche rafforzare la fiducia dei soggetti che investono, pubblici o privati, nella gestione delle risorse pubbliche. Il ddl è stato presentato all’Ars e cerca di andare incontro a quei soggetti – pubblici o privati – che dopo avere ottenuto finanziamenti non riescono a portare a compimento quanto pattuito in sede di presentazione della domanda, per motivi che esulano dalla volontà del proponente. I lombardiani chiedono che i beneficiari mantengano “in tutto o in parte i contributi ricevuti, in proporzione alla quantità dei lavori realizzati e delle attività compiute, a condizione che le opere realizzate o le attività svolte risultino, anche solo parzialmente, funzionali al perseguimento dell’interesse pubblico”.
- Il ddl è stato presentato all’Ars e mira a evitare la restituzione dei fondi in caso di opere non completate.
- La proposta è volta a salvaguardare gli investimenti pubblici e a garantire certezza giuridica ai beneficiari.
La misura, stando all’interpretazione offerta dai lombardiani, punta anche a “razionalizzare le procedure di rendicontazione finanziaria pendenti” e “consentire, in condizioni di certezza giuridica, la ripresa delle attività produttive”. Il ddl, così concepito, varrebbe anche per la gestione dei fondi europei, offrendo una soluzione condivisa a un problema sempre più frequente nel contesto economico e sociale attuale.



