Oggi, a 40 anni, la storia di Farouk Kassam, un bambino rapito nel 1992, è diventata una serie tv. “177 giorni, il rapimento di Farouk Kassam” è in onda su Rai Uno durante la Festa del Cinema di Roma. Il piccolo, all’epoca di sette anni, fu sequestrato da un gruppo di banditi a Porto Cervo, nella Costa Smeralda. Il sequestro, che durò 177 giorni, scosse l’opinione pubblica e coinvolse la comunità sarda. La famiglia, composta da Fateh Kassam, un noto albergatore, e dalla madre Marion Bleriot, si batté per la liberazione del figlio. La storia di Farouk, oggi un uomo di 40 anni, è diventata un simbolo di coraggio e resilienza.
Un dramma che scosse l’Italia
Il sequestro di Farouk fu un evento drammatico che coinvolse la società sarda e l’opinione pubblica nazionale. La banda, guidata da Matteo Boe, un noto nome dell’Anonima Sequestri Sarda, lo tenne in ostaggio per 177 giorni. La violenza esercitata sui bambini, come il taglio dell’orecchio per dimostrare la loro ferocia, suscitò orrore e indignazione. La madre di Farouk, Marion Bleriot, si rivolse al Duomo di Orgosolo per un appello struggente alle mamme sarde, un gesto che fu simbolo di coraggio e solidarietà.
La solidarietà scattò in quei giorni, con i lenzuoli bianchi appesi alle finestre, un segno di protesta contro i banditi.
La liberazione di Farouk fu il risultato di mesi di trattative complicate. Il padre, Fateh Kassam, si oppose alle restrizioni della Legge Anti-Sequestri, mentre la madre continuò a chiedere aiuto. Il ruolo decisivo fu giocato da Graziano Mesina, un bandito noto e temuto, che si occupò delle trattative per il rilascio del bambino. Secondo la versione ufficiale, non fu pagato alcun riscatto, ma si parla di una somma di oltre 5 miliardi di lire, parte delle quali proveniente da fonti statali. Farouk fu ritrovato il 11 luglio 1992, tra le braccia della madre, dopo un periodo di terrore e sofferenza.
Un legame con la Sardegna e la sua famiglia
Farouk Kassam oggi vive tra Roma, Dubai e Porto Cervo, dove gestisce l’hotel di famiglia, il Luci di la Muntagna, una delle strutture ricettive più storiche della Costa Smeralda. La Sardegna, la terra del suo sequestro, non l’ha mai abbandonato. In interviste, ha sottolineato il legame con la sua terra, che per lui non è stato distrutto dal trauma. La solidarietà che si scatenò in quei giorni lo ha tenuto legato a questa regione.
La sua vita di imprenditore l’ha costruita tra Roma, Dubai e la sua Porto Cervo, dove ancora oggi continua a gestire l’hotel di famiglia.
Farouk, appassionato di tecnologia e ambientalismo, gira il mondo, ma è profondamente ancorato all’Italia. Il tifo per gli azzurri, le foto e i post romani, ma soprattutto il mare e la terra sarda, parlano di un legame profondo. «Sentirsi libero è stato un percorso molto lungo», ha detto in un’intervista alla Nuova Sardegna. «Non c’è stato un momento preciso, ma ad un certo punto sono riuscito ad andare oltre questa storia emotivamente». Matteo Boe, il capo della banda, è libero da anni, ma il trauma di Farouk rimane. In un’intervista a Sette, il bambino rapito ha espresso sentimenti di rancore, ma senza rabbia: «Non potrò mai perdonare, ma con la consapevolezza che non è nelle mie capacità». Farouk, oggi un uomo di 40 anni, ha trovato la forza per superare il trauma e ricostruire la sua vita.



