Un bambino di 11 anni ha raccontato alla sua maestra di sostegno di essere costretto a lavorare in stalla, picchiato e preso a cinghiate dal padre. La Procura di Treviso ha chiesto 9 anni e mezzo di carcere per i genitori, accusati di maltrattamenti e lavoro forzato. L’episodio, emerso a marzo dell’anno scorso grazie a una confessione del ragazzo, ha portato a un processo che si chiuderà il 5 novembre prossimo. La parte civile ha richiesto 270mila euro di risarcimento per danni fisici, morali e esistenziali.
Le violenze emerse da una confessione
La storia ha avuto inizio con una semplice domanda: «Hai fatto gli auguri a papà?». La risposta del bambino, «Papà è cattivo, mi picchia», ha scoperchiato il vaso di Pandora. Da quel momento, le indagini hanno rivelato un quadro drammatico di vessazioni quotidiane. Il ragazzo, il più piccolo di tre fratelli, era costretto a svegliarsi all’alba per andare a lavorare in stalla, poi rientrava a scuola e, una volta tornato a casa, doveva tornare in stalla fino a tarda sera. Se osava lamentarsi, gli arrivavano le cinghiate dal padre e, in alcuni casi, anche dai fratelli.
Il bambino ha raccontato di essere vittima di violenze fisiche e psicologiche quotidiane. Le indagini hanno rivelato un sistema di abusi che coinvolgeva non solo il padre, ma anche la madre, considerata complice e spesso partecipe delle violenze. Il ragazzo, oggi in una struttura protetta al sicuro, ha trovato un rifugio e sta meglio, secondo quanto raccontato alle insegnanti.
Le indagini e le prove raccolte
Le indagini sono state avviate subito dopo la segnalazione della scuola ai carabinieri. Gli inquirenti, attraverso intercettazioni audio e video effettuate installando microcamere nella casa della famiglia, hanno raccolto sufficienti elementi per portare i genitori alla sbarra. Il padre è stato arrestato, mentre la madre è stata accusata di essere complice e spesso partecipe delle violenze. Gli avvocati Chiara Scotta e Silvia Biscaro assistono i genitori, mentre la parte civile è rappresentata dagli avvocati Chiara Mazzocato e Daria Bissoli. Le prove raccolte hanno permesso di condannare i genitori per maltrattamenti e lavoro forzato. La Procura ha chiesto condanne importanti: sei anni di reclusione per il padre, a cui viene contestato un quadro di accuse più grave, e tre anni e sei mesi per la madre, considerata complice. Il pm ha riconosciuto le attenuanti generiche alla donna.
Il processo si avvia verso il termine: nel corso dell’ultima udienza sono stati ascoltati i vicini di casa della famiglia e una psicologa consulente della difesa. Il 5 novembre prossimo è prevista la sentenza. La Procura ha chiesto condanne importanti, ma il verdetto finale dipenderà dalle prove raccolte e dalle testimonianze. Il bambino, pur essendo vittima di violenze, ha trovato un rifugio sicuro e sta meglio. La sua storia, però, rimane un esempio drammatico di abusi in famiglia e di come un semplice gesto di attenzione possa aprire la strada a una verità dolorosa ma necessaria.



