Le proteste che hanno segnato l’era di Emmanuel Macron si estendono su una decina di anni, coinvolgendo diverse categorie sociali e generazioni. Dalla mobilitazione dei gilet gialli al caro vita, le rivolte urbane e le proteste degli agricoltori, il presidente ha visto crescere una serie di tensioni che hanno messo in discussione la sua leadership. Il bilancio delle manifestazioni è drammatico: 11 morti, 23 persone che perdono un occhio, circa 2.500 manifestanti e 1.800 agenti feriti. Le proteste, spesso accompagnate da violenze e disordini, hanno costituito un elemento costante del dibattito politico francese.
Le origini dei gilet gialli
La protesta antigovernativa, nata nel 2018 contro l’aumento di una tassa sui carburanti, ha visto migliaia di persone prendere parte a manifestazioni in tutta la Francia. Il 17 novembre 2018, quasi 300mila persone si sono radunate in piazza, occupando rotonde e bloccando strade. Dopo diversi sabati di violenze, Macron ha accettato alcune richieste, tra cui la rinuncia all’aumento contestato e la congelazione dei prezzi di elettricità e gas. La protesta ha perso slancio nella prima metà del 2019, nonostante il bilancio di feriti e danni materiali rimanga alto.
La riforma delle pensioni e le rivolte urbane
La riforma delle pensioni, che prevedeva l’innalzamento dell’età pensionabile da 62 a 64 anni, ha scatenato proteste che si sono protratte per oltre tre mesi. I cortei, in alcuni casi, hanno superato i 1,2 milioni di partecipanti, con raffinerie, trasporti e porti bloccati. La polizia ha registrato numeri elevati di feriti e arresti. Macron ha imposto la riforma senza sottoporla al voto dell’Assemblea nazionale, dove aveva una maggioranza relativa, persa con le elezioni anticipate del 2024. Nel 2023, le rivolte urbane hanno seguito la morte di Nahel, un ragazzo di 17 anni ucciso da un poliziotto durante un controllo stradale. Per cinque notti consecutive, 45mila agenti sono stati mobilitati e quasi 4mila fermi sono stati effettuati.
Nel 2026, la mobilitazione dei giovani ha iniziato a metà settembre nella regione parigina, con blocchi dei licei che si sono estesi a tutta la Francia. I manifestanti hanno protestato contro la carenza di docenti, gli orari sovraccarichi, le aule deteriorate e il sistema Parcoursup di accesso all’università. La protesta ha raggiunto gli atenei e si è accompagnata a scontri con le forze dell’ordine, con feriti tra minorenni e agenti. Vengono aperte indagini interne su accuse di violenza della polizia. La fermezza iniziale del governo subentrano gradualmente risposte politiche, tra cui l’invio urgente di 3mila supplenti nei licei in maggiore difficoltà.
Nel 2026, le proteste contro il caro vita hanno visto un appello sui social intitolato “Gialli e giovani”, che ha invitato gilet gialli, Generazione Z, agricoltori, insegnanti, attivisti climatici e pensionati a manifestare insieme. Il 17 ottobre, tra 550mila e 800mila persone si sono radunate in piazza, contro i rincari aggravati dalla guerra in Medio Oriente e a sostegno dei liceali. La giornata è stata segnata da saccheggi e disordini, con oltre 2mila fermi e circa mille poliziotti feriti. Macron ha denunciato una “violenza sfrenata”, accusando “gruppuscoli di estrema sinistra” e “delinquenti”. Tuttavia, ritenendo insufficienti le risposte alle rivendicazioni, i gilet gialli hanno annunciato nuove proteste per sabato prossimo.



