La trasformazione digitale della sanità ha reso indispensabile una protezione completa non solo dei dati, ma anche delle infrastrutture che ne garantiscono la continuità. Dalla cartella clinica elettronica (CCE) alla cyber-resilienza, il focus si sposta su un approccio sistemico che integra tecnologie IT, dispositivi elettromedicali, sistemi OT e IoMT, per assicurare la continuità delle cure anche in caso di minacce informatiche. L’obiettivo è estendere la sicurezza a tutti i componenti che partecipano direttamente all’erogazione dei servizi sanitari, garantendo la disponibilità, la riservatezza e l’integrità delle informazioni.
La cyber-resilienza: un paradigma per la sanità digitale
La protezione dei dati sanitari è solo il primo passo verso la cyber-resilienza. La sicurezza delle strutture sanitarie richiede un approccio che unisca infrastrutture informatiche, dispositivi elettromedicali, sistemi OT e tecnologie IoMT, per garantire la continuità delle cure anche di fronte a minacce informatiche. Questo modello, definito cyber-physical security, si basa su una visione integrata che permette di affrontare le sfide della digitalizzazione in modo completo e sistematico. La continuità operativa non è solo un obiettivo, ma un requisito essenziale per la salute pubblica. Gli ospedali rappresentano un ambiente in cui persone, dati, reti, dispositivi e impianti devono convergere in un funzionamento coordinato e sicuro. La convergenza tra approcci di sicurezza tradizionali e nuove tecnologie permette di affrontare le minacce in modo integrato, riducendo i rischi per la salute dei pazienti e per l’efficienza dei servizi.
Un perimetro di protezione esteso
Il Framework Nazionale di Cybersecurity, messo a disposizione dall’ACN, rappresenta uno strumento chiave per costruire un sistema di gestione della sicurezza informatica. Questo framework si concentra su azioni concrete sul piano organizzativo, procedurale e tecnologico, per prevenire, identificare e gestire gli incidenti. Un passaggio cruciale riguarda l’estensione del perimetro da proteggere: non solo sistemi informatici e di telecomunicazione, ma anche apparati fisici connessi alla rete, come quelli che vanno sotto il nome di OT (Operational Technology) e IoMT (Internet of Medical Things).
La protezione non si limita più ai dati, ma include anche i dispositivi che partecipano direttamente all’erogazione dei servizi sanitari. La compromissione di un apparato non riguarda soltanto quel dispositivo, ma può propagarsi ad altri segmenti della rete e incidere sulla disponibilità di servizi essenziali. Per questo motivo, la cyber-resilienza deve essere vista come un paradigma che garantisce la continuità operativa, anche in presenza di incidenti.
La resilienza non coincide con la semplice abilità di impedire un attacco: occorre agire a monte per individuare tempestivamente una minaccia. Le soluzioni tecnologiche che supportano questo obiettivo permettono di affrontare il rischio sull’intero ecosistema sanitario, misurate in relazione alla capacità di abilitare la continuità assistenziale. Un ospedale resiliente non è soltanto una struttura che protegge i propri database: è un’organizzazione in grado di gestire il rischio sull’intera infrastruttura digitale e fisica, salvaguardando la disponibilità dei servizi e la sicurezza dei pazienti tramite approccio Zero Trust, monitoraggio continuo dell’OT, reazione e ripristino automatizzati e allineamento normativo.
- La CCE è un elemento chiave per migliorare la qualità delle cure e la continuità assistenziale.
- La protezione dei dati sanitari non basta: è necessario estendere la sicurezza a tutti i componenti del sistema.
- Il Framework Nazionale di Cybersecurity offre un quadro di riferimento per gestire la sicurezza informatica in modo organizzato.
- La convergenza tra Zero-Trust e cyber-physical security permette di proteggere in modo completo le strutture sanitarie.
- Le soluzioni di resilienza automatizzata sono essenziali per garantire la continuità operativa anche in caso di incidenti.



