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mercoledì 21 Ottobre 2026

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8 per mille, calo drastico delle domande per fame e rifugiati: quasi due terzi in meno

Domande per fame e rifugiati in calo del 60% nell’8 per mille, quasi 18 milioni non assegnati.

Le domande per il finanziamento del 8 per mille destinato a combattere la fame nel mondo e a supportare i rifugiati sono crollate di quasi due terzi nell’annualità 2025, segnando un calo drastico rispetto al 2024. Dopo le numerose esclusioni del riparto 2024, che avevano lasciato quasi 18 milioni di euro non assegnati, le organizzazioni hanno ridotto drasticamente le proposte, con un calo del 40% rispetto all’anno precedente. Per la lotta alla fame nel mondo, le candidature sono passate da 111 a 37, mentre per l’assistenza ai rifugiati e ai minori stranieri non accompagnati si registra un calo del 45%, con 47 progetti invece di 85.

Procedure più rigorose e riduzione delle risorse

La relazione della Presidenza del Consiglio al Parlamento indica che le nuove procedure introdotte nel novembre 2024 hanno reso più complessa l’accesso ai finanziamenti. La digitalizzazione e la semplificazione delle istanze sono accompagnate da verifiche più rigorose e limiti a proroghe e variazioni progettuali. Inoltre, è richiamato il limite massimo di due interventi in corso di gestione come condizione per l’ammissibilità di una nuova domanda. Queste modifiche, pur intese a favorire la conclusione e la rendicontazione dei progetti nei tempi previsti, sembrano aver scoraggiato le organizzazioni.

La riduzione delle domande si registra in presenza di una dotazione complessiva di 239,2 milioni di euro per l’annualità 2025. La relazione indica circa 24,2 milioni per la fame nel mondo e 13,8 milioni per l’assistenza ai rifugiati. Per il 2026, il documento riporta uno stanziamento provvisorio di 200 milioni, da aggiornare con l’assestamento di bilancio. In questo quadro, alla fame nel mondo corrispondono 17,8 milioni e ai rifugiati circa 8,2 milioni. Resta da verificare quante di queste risorse saranno effettivamente allocate.

La quota dello Stato arriva solo al 60%

Una riduzione avviene anche prima della selezione dei progetti. Come ricorda la relazione, nel 2024 la quota teoricamente spettante allo Stato era di 340,3 milioni di euro, ma alla Presidenza del Consiglio ne sono stati trasferiti 202,5: il 59,5%, quasi 138 milioni in meno. La differenza deriva da disposizioni legislative che destinano parte delle risorse ad altre spese pubbliche. È un meccanismo diverso dal tetto del 5 per mille, ma che apre una questione analoga: la distanza tra le risorse risultanti dalle scelte dei contribuenti e quelle effettivamente disponibili per le finalità indicate.

Una questione di democrazia, visto che quella firma vale come un voto. Perché quella firma possa tradursi in interventi, le risorse devono raggiungere le finalità indicate e le organizzazioni devono poter accedere a procedure rigorose, chiare e praticabili. Due, quindi, i nodi da sciogliere: l’accesso ai finanziamenti e il rispetto della volontà dei contribuenti. Il calo delle candidature pone una questione ulteriore: quanto pesano le nuove condizioni sulla possibilità degli enti di proporre altri interventi? Le organizzazioni rinunciano perché ottenere i finanziamenti è diventato troppo difficile? I numeri non dimostrano, da soli, un rapporto di causa ed effetto, ma impongono di interrogarsi sull’accessibilità di questo strumento. La democrazia, in questo contesto, si misura non solo sulle scelte dei contribuenti, ma anche sulla capacità delle organizzazioni di trasformarle in interventi concreti.

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