La scuola italiana vive un momento di profonda instabilità, con docenti che raccontano una quotidianità segnata da precariato, mancanza di risorse e una condizione di lavoro che li porta a sentirsi umiliati. L’ultimo aggiornamento del 21 ottobre 2026, pubblicato da un’inchiesta del Fatto Quotidiano, ha messo in luce le storie di insegnanti che, nonostante la passione e la dedizione, si trovano a lottare per un salario dignitoso e un ambiente di lavoro adeguato. Tra le testimonianze, una voce emerge con forza: un docente laureato in Geologia, abilitato a insegnare Matematica e Scienze alle medie e Scienze alle superiori, racconta di aver chiesto un prestito in banca per il dentista, un segno tangibile del sacrificio quotidiano.
Un lavoro precario e un futuro incerto
Da 12 anni, l’insegnante in questione vive la sua carriera in condizioni di precariato. Nonostante abbia completato un’esperienza di undici anni nella scuola, un anno non è riuscito a prendere nemmeno una supplenza. Questo è un caso non isolato: molti docenti, come lui, si trovano a dover affrontare un lavoro a termine, senza alcuna certezza sul futuro. Non ho aspettato la stabilità economica per costruirmi una famiglia, dice, sottolineando come la sua decisione di sposarsi e avere figli non sia legata a una condizione economica stabile, ma a una scelta personale. Tuttavia, il fatto che debba ricorrere a un prestito per un intervento medico dimostra quanto la precarietà possa influire sulla qualità della vita.
Le condizioni di lavoro e la mancanza di risorse
Le condizioni in cui si svolge l’attività didattica sono spesso criticabili. L’insegnante racconta di aule insufficienti, di strutture fatiscenti e di un ambiente di lavoro che non permette di concentrarsi sulla didattica. “Non abbiamo abbastanza aule, useremo moduli prefabbricati”, dice, indicando come la mancanza di spazi adeguati possa limitare l’efficacia del lavoro. Inoltre, la mancanza di investimenti in infrastrutture e in formazione continua ha un impatto diretto sulla capacità degli insegnanti di offrire un’educazione di qualità.
La campagna del Fatto Quotidiano, intitolata “Il futuro non si arma, si insegna”, cerca proprio a questo punto di restituire dignità e valore agli insegnanti. La petizione lanciata il 9 ottobre chiede al governo e al Parlamento di abbandonare la logica degli interventi minimi e temporanei e di affrontare finalmente il problema delle retribuzioni degli insegnanti con una strategia seria, strutturale e di lungo periodo. E noi insegnanti siamo l’ultima linea di difesa della democrazia, afferma l’insegnante, sottolineando il ruolo cruciale che svolgono nel formare i cittadini del futuro.
La campagna non si limita a chiedere stipendi adeguati, ma mira a restituire centralità alla scuola e al corpo docente. L’obiettivo è far sì che la scuola torni a essere una priorità per lo Stato e per la società. “Investire nella scuola significa investire nelle persone, nella conoscenza e nelle future generazioni”, afferma il Fatto Quotidiano, ricordando che gli insegnanti hanno un ruolo decisivo nel costruire l’Italia di domani. Per questo, è tempo di tornare a considerarli una priorità, non solo come professionisti, ma come cittadini che contribuiscono al bene comune.



