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Prezzi record nei mercati di Roma: pomodori a 10 euro al kg, radicchio a 15 euro

Prezzi record nei mercati di Roma: pomodori a 10 euro al kg, radicchio a 15 euro

Nel cuore di Roma, i mercati locali registrano un aumento record dei prezzi per prodotti alimentari essenziali. Pomodori e lattuga superano i 10 euro al chilo, mentre tre chili di radicchio costano 15 euro. Il blocco dei tir, dovuto a proteste degli autotrasportatori, ha messo in crisi la filiera alimentare, causando un incremento generalizzato dei costi. I consumatori, costretti a fare scelte difficili, si trovano a fronteggiare un aumento dei prezzi che tocca anche prodotti come l’avocado, i broccoli e le melanzane, che superano i 5 euro al chilo.

La crisi alimentare si fa sentire

La situazione, descritta come un “effetto di un lanciafiamme su un blocchetto di banconote”, ha portato a una sostituzione di prodotti italiani con quelli stranieri, come la pitaya proveniente dalla Sicilia, venduta a 23,94 euro al chilo. I produttori locali, come quelli che offrono costoluti con striature gialle, vedono i loro prodotti costare 6,98 euro al chilo, ma nonostante ciò, la domanda non è sufficiente a sostenere i prezzi. I mercati rionali, come quello di via Baccina a Monti, registrano volti preoccupati e portafogli serrati, con una signora che spiega: “Tutto è aumentato, pomodori, fagiolini, peperoni, insalata e zucchine”.

La filiera è in crisi e i consumatori si trovano in difficoltà. Le aziende agricole non riescono a spedire le merci deperibili, mentre gli operatori rimangono senza lavoro. Un titolare di un ortofrutta a Monti racconta: “Stamattina non sono riuscito a rifornirmi: problema problema! I costi all’ingrosso sono alti anche per me, la lattuga da 7 è passata a 10 euro”. Alcuni, come Maurizio Preziosi, panettiere al mercato di via Catania, hanno adottato strategie per contenere i costi, come acquistare farina da Lombardia e Piemonte ogni due mesi e produrre nel proprio laboratorio.

Un sistema in difficoltà e la responsabilità collettiva

Il capo dell’Ufficio di scopo sui mercati Andrea Alemanni sottolinea l’importanza di stare accanto agli operatori e ai consumatori, che altrimenti non trovano alternative alla grande distribuzione organizzata. «Nei mercati si vendono le materie prime. Molto spesso quelle essenziali. Sulle quali il ricarico è minore. Ed è per questo che vanno maggiormente in crisi», riflette. Anche nei supermercati, come Elite, si registrano rallentamenti nella consegna di prodotti come zucchine, peperoni e pomodori, il cui prezzo non accenna a diminuire. La crisi alimentare sembra non avere una soluzione immediata. I consumatori, costretti a fare scelte difficili, si trovano a fronteggiare un aumento dei prezzi che tocca anche prodotti essenziali, come il pane, che in alcuni casi si salva grazie a strategie di produzione locali. Ma per molti, il futuro sembra incerto, con un aumento dei prezzi che non mostra segni di rallentamento.

Un ortofrutta su strada offre dei pakchoi a 2 e 49 al chilo. Sono delle brassicacee, come delle cugine asiatiche delle bietole con coste bianche, carnose e croccanti. Parenti succulenti. «Vuol dire che in questo periodo mangeremo altro», spiega una signora sulla settantina con le buste della spesa al mercato di via Baccina a Monti. I pomodori sono il nuovo bene di lusso: quelli siciliani, più dolci e buoni per il sugo espresso o per l’insalata, possono arrivare a costare fino a dieci euro al chilo.

Massimo Pallottini, presidente del Centro Agroalimentare di Guidonia, conferma che “tutta la filiera soffre”: produttori, autotrasportatori e consumatori sono tutti coinvolti in una spirale di rincari. Le proteste degli autotrasportatori contro il caro carburanti e i blocchi stradali nel Sud Italia stanno mettendo in crisi anche le tavole romane. «Tutta la filiera soffre: i produttori e gli autotrasportatori che stanno come stanno gli italiani che poi acquistano», dice Pallottini.

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