Le recensioni online, spesso decisive per la scelta dei consumatori, si trovano al centro di un dibattito tra l’Antitrust e la legge. Le linee guida pubblicate dall’Autorità, che mirano a garantire l’autenticità delle recensioni, ammettono incentivi come sconti e voucher, purché non condizionino il contenuto del giudizio. Tuttavia, questa posizione sembra contraddire l’articolo 19 della legge 11 marzo 2026, n. 34, che vieta espressamente le recensioni incentivati. Il tema, dibattuto da esperti e professionisti, rimane aperto e non risolve la contraddizione tra l’interpretazione dell’Antitrust e il divieto fissato dalla legge.
Trasparenza e incentivi: un equilibrio difficile
Le linee guida dell’Antitrust, nate per contrastare le valutazioni illecite nel settore ristorazione e turismo, si rivolgono a tutti i professionisti che operano sul mercato italiano. Tra le misure suggerite, si annoverano la verifica dell’acquisto o della fruizione del servizio attraverso scontrini, documenti fiscali o numeri di prenotazione, l’identificazione degli autori tramite registrazione o indirizzo IP, e l’uso di sistemi automatici per individuare anomalie. Le piattaforme che ospitano recensioni dovranno garantire trasparenza sui criteri di pubblicazione e moderazione, evitando di nascondere le recensioni negative o scoraggiare i clienti. Le piattaforme dovranno inoltre garantire trasparenza sui criteri di pubblicazione, classificazione e moderazione dei giudizi. L’obiettivo è evitare che le recensioni negative siano nascoste o che i clienti siano scoraggiati a pubblicarle. In caso di anomalie, le valutazioni non dovranno essere cancellate automaticamente, ma sottoposte a ulteriori verifiche. Le piattaforme dovranno gestire tempestivamente le segnalazioni e rimuovere quelle illecite.
Contraddizioni e sfide pratiche
Il punto 24 delle linee guida solleva le maggiori perplessità. Secondo l’Antitrust, le recensioni il cui contenuto è frutto di incentivi sono illecite, ma è ammessa la possibilità per ristoratori e albergatori di offrire vantaggi per stimolare recensioni, purché non condizionino il giudizio. Questa posizione, sottolineata dall’avvocato Antonino Polimeni, sembra contraddire la legge che vieta espressamente le recensioni incentivati.
Polimeni sottolinea che l’interpretazione dell’Antitrust potrebbe richiamare la direttiva europea Omnibus, ma ritiene che la legge sia superiore alle linee guida. L’Autorità sta interpretando in maniera contraria a un’imposizione di legge molto chiara. Le piattaforme internazionali, come Google e Tripadvisor, sono coinvolte nel dibattito, ma le sfide pratiche per garantire la trasparenza restano significative. Per un ristoratore o un albergo che vuole contestare una recensione falsa, il processo può essere complesso e costoso. L’azione legale, con i relativi tempi e costi, potrebbe scoraggiare le imprese. Inoltre, l’identificazione del giudice competente, soprattutto quando la piattaforma ha sede all’estero, aggiunge ulteriore complessità.
Le linee guida introducono un principio utile per chi segnala una recensione sospetta: se il giudizio non è corredato dalla documentazione richiesta a sostegno della sua autenticità, la prova è a carico dell’utente. Questo potrebbe aiutare i consumatori a riconoscere un giudizio sponsorizzato, ma non risolve la contraddizione tra l’interpretazione dell’Antitrust e il divieto fissato dalla legge. Il documento sarà rivisto entro un anno, ma nel frattempo il nodo delle recensioni incentivati resta aperto.



