Notizie verificate, aggiornate tutto il giorno

domenica 8 Novembre 2026

Quotidiano online indipendente Aggiornamento continuo
Tecnologia

L’AI trasforma le assunzioni tech: il 86% delle aziende italiane recluta profili specializzati

L’AI spinge le assunzioni nel settore tech: il 86% delle aziende italiane recluta profili specializzati, con un focus su competenze trasversali e flessibilità.


L’Intelligenza Artificiale sta modificando profondamente il mercato del lavoro nel settore tecnologico, con il 86% delle aziende italiane che ha aumentato le assunzioni di profili specializzati. Secondo un’indagine condotta da Randstad, l’adozione dell’AI non sta sostituire i professionisti, ma sta spingere le aziende a cercare talenti con competenze specifiche e trasversali, in un contesto di crescente domanda e competizione. La trasformazione digitale ha reso necessario un approccio diverso alla ricerca e alla formazione dei professionisti, con un focus su competenze verificabili e immediatamente applicabili.

Competenze richieste e sfide del mercato

Le competenze più difficili da reperire in Italia sono l’architettura dei sistemi e l’orchestrazione dell’AI, indicate come le più critiche dal 38% delle imprese. Seguono quelle trasversali, come pensiero critico, intelligenza emotiva e capacità di risolvere problemi complessi, richieste da un 25% delle aziende. La leadership interfunzionale e la gestione di progetti articolati seguono al 16%, mentre audit, etica dei dati e prevenzione dei bias algoritmici sono richiesti da un 14%. Queste competenze non solo richiedono una formazione specifica, ma anche una capacità di adattamento e collaborazione tra diversi settori.

La flessibilità diventa una priorità per le aziende

Per colmare il divario di competenze, il 58% delle imprese italiane punta su formule flessibili, come contratti a termine, freelance e collaborazioni esterne. Questo approccio permette di integrare rapidamente competenze ad alta specializzazione, senza dover dipendere esclusivamente su personale a tempo indeterminato. Inoltre, il ricorso alla consulenza tecnologica si sta diffondendo, soprattutto per progetti complessi, dove la specializzazione è cruciale.

Retribuzioni e mobilità tra settori

La competizione per i talenti tecnologici si riflette anche sulle retribuzioni, con aziende non tecnologiche disposte a offrire compensi significativamente superiori per attrarre professionisti specializzati. In Italia, gli sviluppatori software nel settore bancario, finanziario e assicurativo percepiscono una retribuzione mediana superiore del 43% rispetto ai colleghi delle imprese IT e software. Il differenziale sale al 46% nel manifatturiero e raggiunge il 60% nel settore farmaceutico e delle scienze della vita. Questo fenomeno indica come la domanda di competenze digitali coinvolga ormai diversi settori dell’economia.

Il passaggio da un settore all’altro non sembra portare criticità significative: appena l’8% segnala difficoltà legate alla diversa cultura aziendale o alle aspettative sulle modalità di lavoro, mentre il 4% teme che i professionisti assunti possano tornare nelle grandi aziende tecnologiche una volta migliorate le condizioni del mercato. Questo suggerisce una certa adattabilità dei professionisti, ma anche una crescente attenzione alle condizioni di lavoro e alle opportunità di mobilità.

Formazione e certificazioni come strumenti di reclutamento

Le aziende italiane stanno anche modificando i criteri di reclutamento, privilegiando le certificazioni specialistiche e l’esperienza pratica rispetto ai titoli accademici tradizionali. Il 50% delle imprese privilegia micro-certificazioni e certificazioni rilasciate da fornitori tecnologici, contro il 41% rilevato a livello globale. Solo il 35% delle aziende considera la laurea in informatica un requisito imprescindibile, rispetto al 42% internazionale. Questo orientamento verso competenze verificabili e immediatamente applicabili apre opportunità anche a chi ha seguito percorsi formativi alternativi all’università. La gestione dei rischi legati all’AI sta diventando un aspetto sempre più rilevante, con il 50% delle organizzazioni che utilizza strumenti software per monitorare la sicurezza dell’intelligenza artificiale. Il 47% aggiorna le competenze dei propri team in materia di compliance e sicurezza, mentre il 45% si affida a consulenti esterni specializzati. Questi dati evidenziano come l’adozione dell’AI non solo richieda competenze tecniche, ma anche una gestione attenta dei rischi e della conformità normativa.

Leggi anche