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sabato 7 Novembre 2026

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Cronaca

Bimba di 9 anni esclusa dalla mensa per un debito di 12 euro

Bimba di 9 anni esclusa dalla mensa per un debito di 12 euro, il Comune difende la procedura.

Una bambina di 9 anni è stata esclusa dalla mensa scolastica per un debito di 12 euro, un episodio che ha suscitato dibattito e protesta. Il padre, assistito dall’avvocato Fabrizio Del Vecchio, ha inviato una diffida al Comune di Taranto, denunciando l’impatto negativo sull’immagine e il diritto all’istruzione della figlia. Secondo il legale, il Comune ha applicato un regolamento che, pur rispettando le norme, ha penalizzato la minore, mettendola in una situazione di emarginazione durante il pranzo.

Discrepanza tra le versioni

Il Comune di Taranto, guidato dal sindaco Piero Bitetti, ha difeso la sua posizione, sottolineando che il regolamento non può essere disatteso per rispetto delle norme e per equità nei confronti delle altre famiglie che pagano regolarmente il servizio. L’assessora alla Pubblica istruzione, Maria Lucia Simeone, ha spiegato che il debito era stato comunicato alla famiglia attraverso la piattaforma di iscrizione e che la morosità era visibile. Tuttavia, il padre sostiene che non è mai stato informato del debito, che secondo lui ammonta a circa 12 euro, non 38 come affermato dal Comune. La famiglia contesta che a subire le conseguenze del debito sia stata proprio la bambina. Il padre ha riferito che il Comune avrebbe adottato un modus operandi simile in altri casi. La richiesta di riammissione al servizio è stata fatta entro 24 ore, ma la situazione rimane in sospeso. Il Comune ha assicurato che, una volta sanata la morosità, la bambina potrà riprendere tranquillamente il servizio e che i genitori saranno contattati per definire le procedure.

La mensa come momento formativo

Il caso ha sollevato una questione di fondo: che cosa c’entra una bambina con il mancato pagamento di una retta da parte dei genitori? L’avvocato Del Vecchio ha richiamato una sentenza del Tar Puglia e una del Consiglio di Stato, sostenendo che interrompere il pasto leda la dignità e il diritto all’istruzione della minore. La scuola frequentata dalla bambina, aperta dalle 8 alle 16, ha un’offerta di mensa considerata essenziale e integrante del percorso formativo, non un servizio accessorio.

La famiglia, attraverso il legale, ha sottolineato che il genitore, e non la figlia, dovrebbe rispondere del debito. La mensa, pur essendo un servizio pubblico, non può essere usata come strumento per punire i genitori, né tantomeno per mettere in imbarazzo i minori. La situazione rimane in attesa di chiarimenti, ma il dibattito è già in atto. La vicenda ha suscitato reazioni anche da parte di alcuni manifestanti, che avevano criticato in precedenza le politiche del Comune. La questione non riguarda solo un singolo episodio, ma solleva un dibattito su come vengono gestiti i debiti familiari e come si applicano le norme in contesti sensibili come l’istruzione e la dignità dei minori.

La mensa non è un servizio accessorio, ma un momento essenziale del percorso formativo. Il legale ha sottolineato che interrompere il pasto leda la dignità e il diritto all’istruzione della minore. La famiglia ha ritenuto illegittimo rivalersi sul minore sospendendo l’erogazione del pasto, pur restando fermo il legittimo diritto del Comune di avviare le ordinarie procedure di recupero crediti nei confronti dei genitori legalmente responsabili.

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