Vanni Morandin, artigiano del legno noto per il suo lavoro di traforo, ha chiuso la sua bottega e casa a Venezia dopo anni di attività. L’immobile, al 1921 di salizada San Stae, è stato venduto, e Morandin, a quasi 80 anni, si è dovuto trasferire a Roma. L’artigiano, che aveva creato oggetti unici con tecniche manuali, non ha avuto alternative. La sua attività, fatta a mano e con un’arte rara, non ha trovato spazio in un mercato sempre più dominato da soluzioni industriali.
Un mestiere a rischio
Il traforo su legno, una tecnica che richiede precisione e pazienza, è in via di estinzione. Morandin, con il suo seghetto sottilissimo, creava oggetti unici, come alberi nodosi e riproduzioni di monumenti. I suoi pezzi, colorati a pennello, si scomponono in parti che possono essere spostate, creando giochi tridimensionali. «Tutto fatto a mano, questo non lo potrà mai realizzare una macchina» diceva ai clienti, con orgoglio. Ma il mercato non ha più spazio per un lavoro simile.
La bottega di Morandin, situata in un’area storica di Venezia, è stata venduta a stranieri che hanno voluto capitalizzare. L’artigiano, dopo anni di lavoro, ha visto svanire il suo posto. La settimana scorsa ha svuotato casa e laboratorio-negozio, chiudendo per l’ultima volta gli infissi sulla sua unica vetrina. L’altro giorno ha lasciato Venezia, alla volta di Roma, dove spera di continuare il suo lavoro, ma senza sicurezze.
Un omaggio al collega sfrattato
Al Signor Blum, la bottega di San Barnaba, è stato lasciato un omaggio al collega sfrattato. Tra i pezzi esposti, c’è anche qualche oggetto di Morandin. «Un modo per far continuare a vivere i suoi lavori» spiega Matteo De Rossi, collega traforista. La tecnica del traforo non è usata da molti, ma a differenza di altre produzioni, è difficile sostituirla con le macchine. È un mestiere che vale la pena di fare.
La chiusura della bottega di San Stae ha colpito anche i tre giovani soci del Signor Blum – De Rossi, Guido Engelke e Luca Palmieri – che nel 2023 hanno rilevato l’attività. Dopo anni di lavoro, hanno visto il contratto non rinnovato. La proprietà ha spiegato di avere altri progetti per quei 20 metri quadri, con un aumento di canone. Per mesi i tre soci non hanno trovato spazi alternativi a prezzi compatibili con la loro attività artigiana. Una vicenda esemplare della speculazione sugli affitti, denunciata da tempo da più voci. La svolta è arrivata solo qualche settimana fa, con l’accordo per l’ex book shop del museo ebraico, in campo del Ghetto vecchio, messo a disposizione dalla Comunità ebraica. Il Signor Blum traslocherà a gennaio. Una soluzione per i tre soci che non si arrendono. Morandin, invece, ha dovuto dire addio a Venezia.



