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sabato 7 Novembre 2026

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Cronaca nera

Calciatori condannati per stupro: ex compagni si schierano a loro favore su Instagram

Calciatori condannati per stupro ricevono sostegno da ex compagni su Instagram.

Dopo il verdetto del tribunale di Asti, che ha inflitto condanne fino a quattro anni e due mesi di reclusione ai calciatori Fausto Perseu, Alessio Rosa e Jesus Christ Mawete, in rete è scattata una reazione di solidarietà da parte degli ex compagni di squadra. La sentenza, emessa dal giudice Victoria Dunn, ha previsto anche un risarcimento complessivo di 60 mila euro. Gli ex colleghi hanno espresso sostegno pubblico attraverso messaggi su Instagram, prontamente condivisi dai tre condannati, definendo la situazione un’«ingiusta gogna mediatica» che sta «rovinando la vita oltre che la carriera».

Un sostegno unanime

Secondo quanto riporta Repubblica, l’ambiente sportivo legato all’Ac Bra ha contestato pubblicamente la decisione dei giudici, con un coro unanime di incoraggiamento. Frasi come «Forza ragazzi» e «Non siete soli» sono state condivise in rete, accompagnate da messaggi che esprimono vicinanza e affetto. L’ex capitano ha postato uno scatto della squadra affermando di aver «letto e sentito un sacco di fandonie su questo caso», aggiungendo che nel proprio ruolo non avrebbe «mai permesso che un membro del gruppo potesse commettere un fatto come quello per cui siete stati momentaneamente ingiustamente condannati».

Un altro compagno ha scritto: «Per ciò che ho vissuto insieme a voi, non riesco a riconoscere come veri i fatti… Una sentenza non cancella gli anni vissuti insieme, le battaglie sul campo, le giornate trascorse sotto lo stesso tetto. La mia vicinanza, il mio affetto e il mio rispetto non cambiano. Forza ragazzi. Sempre dalla vostra parte». La reazione degli ex colleghi ha messo in luce un legame forte e duraturo, che va al di là del calcio.

La vicenda e le prove

I fatti accertati risalgono alla notte del 31 maggio 2025, quando la studentessa universitaria torinese, resa vulnerabile dall’assunzione di alcol, era stata abusata nell’appartamento condiviso dai calciatori. «Per salvarmi mi sono finta morta», aveva riferito agli investigatori e al proprio legale, Luca Cavallo. Gli accertamenti tecnici hanno inoltre provato che la violenza era stata ripresa con un telefonino e condivisa nella chat WhatsApp della squadra, denominata «We are champs».

Nessuno dei numerosi atleti presenti aveva sollevato dubbi: il video era stato accolto con ilarità, tra battute su «torelli del giovedì», «scambio di casacche», incitamenti e volgarità confluite nel fascicolo d’indagine. Una condotta all’insegna del «fare squadra» rimasta identica nel tempo: dall’assenza di qualsiasi reazione critica nella chat la notte degli abusi fino al sostegno pubblico. L’ambiente sportivo, pur rimanendo fedele al gruppo, ha espresso una posizione chiara e unanime, riconoscendo la solidarietà tra i membri della squadra e la loro vicinanza nei confronti dei compagni condannati.

«Siamo sempre stati una squadra, oggi lo siamo più che mai», hanno scritto alcuni di loro, rafforzando il senso di appartenenza e di unità. La solidarietà, pur non cancellando i fatti, ha espresso un sostegno morale e un riconoscimento del legame che ha unito i calciatori durante la loro carriera. Nonostante la gravità dei fatti, la reazione degli ex colleghi ha messo in luce un legame forte e duraturo, che va al di là del calcio. La solidarietà, pur non cancellando i fatti, ha espresso un sostegno morale e un riconoscimento del legame che ha unito i calciatori durante la loro carriera.

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