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mercoledì 14 Ottobre 2026

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Esteri

Una giovane iraniana condannata a morte per un post sui social media

Una donna iraniana, 23 anni, è stata condannata a morte per un post sui social. Le organizzazioni per i diritti umani denunciano la pena.

Najmeh Amini, una giovane di 23 anni, è stata condannata a morte in Iran per un post sui social media che avrebbe insultato il Profeta. L’episodio, che ha suscitato preoccupazioni internazionali, si colloca in un contesto di repressione e tensioni sociali nel Paese. Secondo le organizzazioni per i diritti umani, la condanna a morte di Amini è stata emessa dopo un processo in cui è stata accusata di blasfemia. La famiglia di Amini ha riferito all’organizzazione statunitense Human Rights Activists in Iran (HRAI) che la donna è stata condannata a morte con l’accusa di “sab ol-nabi”, termine che indica l’insulto al Profeta.

La repressione in Iran ha visto migliaia di persone uccise e oltre 50.000 arresti, come ha riferito l’agenzia di stampa Hrana, affiliata all’HRAI. Amini è stata arrestata dalle forze di sicurezza durante le proteste nazionali di gennaio, represse con una sanguinosa repressione. La sua famiglia, ogni notte, vive con la paura di perderla, trasformando la propria notte in un mattino di incertezza.

Un appello internazionale per la sua libertà

In una registrazione audio diffusa dal carcere il mese scorso, Amini ha lanciato un appello per l’intervento internazionale, chiedendo alle Nazioni Unite, agli avvocati e alle organizzazioni per i diritti umani di indagare sul suo caso. “Non voglio fare l’eroina ma la mia voce sia ascoltata”, ha detto la donna. Amini, studentessa di contabilità, è detenuta nel carcere di Vakilabad, nella città nord-orientale di Mashhad, secondo il Guardian. La sua condanna include oltre 12 anni di reclusione e la pena di morte in due distinti processi. Amini ha espresso la sua innocenza e le sue speranze, dicendo: “Sono una ragazzina innocente con tante speranze e sogni”. “Ho dei genitori che mi aspettano”, ha aggiunto.

Una voce che chiede giustizia

Le organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato la condanna a morte da parte di Teheran, sottolineando l’ingiustizia del caso. La sua storia rappresenta un caso emblematico di repressione e di violazione dei diritti umani in un Paese dove la libertà di espressione è limitata. La sua voce potrebbe diventare un simbolo di protesta internazionale. Mentre le organizzazioni chiedono interventi concreti, la sua voce continua a essere un appello per la giustizia e la libertà. La sua storia, pur tragica, potrebbe ispirare altre voci a parlare, anche se il rischio è sempre presente. La condanna a morte di Amini, se confermata, potrebbe diventare un simbolo di protesta internazionale. La sua storia, pur tragica, potrebbe ispirare altre voci a parlare, anche se il rischio è sempre presente.

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