Un fenomeno complesso, senza una regia unica, ha colpito l’Europa negli ultimi giorni: allarmi bomba, attacchi informatici e rivendicazioni di gruppi sconosciuti. Il direttore del servizio Polizia postale e per la sicurezza cibernetica, Ivano Gabrielli, ha spiegato che si tratta di un caos senza un unico autore, ma di una serie di azioni che potrebbero essere coordinate per generare paura. I dati disponibili sono limitati: poche mail, diverse tra loro, che non sembrano provenire da una singola fonte. Alcuni allarmi sono stati rivendicati da gruppi filorussi o da un nome che ricorda un ex segretario sovietico, Mikael Andropov. Tuttavia, Gabrielli ha sottolineato che non si può considerare attendibile una rivendicazione senza elementi tecnici e informatici che la confermano.
Un fenomeno di allarmismo e emulazione
La strategia degli hacker sembra mirare a creare ansia sociale, sfruttando la libertà di informazione delle democrazie. Gabrielli ha spiegato che, in alcuni casi, le azioni potrebbero essere emulazioni di attacchi precedenti, con l’obiettivo di generare panico. «Il cibo diventa un’arma», ha detto, riferendosi a attacchi come quelli ai supermercati. Tuttavia, non si può parlare di una regia unica, poiché i dati disponibili non supportano l’idea di un’unica fonte. Al contrario, sembra che si tratti di diversi soggetti che agiscono con obiettivi comuni: creare allarmismo.
Non esiste una fonte unica, ma diversi soggetti che agiscono per generare paura. I dati raccolti sono limitati e non confermano una singola origine. Alcuni allarmi sono rivendicati da gruppi filorussi o da un nome simile a un ex segretario sovietico, ma non si può considerare attendibile una rivendicazione senza elementi tecnici che la supportino. Gabrielli ha sottolineato che è necessario risalire agli indirizzi IP e verificare la provenienza delle mail.
La guerra ibrida e la sfida della sicurezza
La situazione ha suscitato dibattiti su una possibile guerra ibrida, un termine che indica l’uso di strumenti non tradizionali per influenzare un paese. Gabrielli ha sottolineato che il compito degli analisti è ricostruire i fatti e individuare i responsabili, in modo da poter indirizzare il governo verso azioni appropriate. «Aprire allo scenario di guerra ibrida è un lavoro da analisti», ha detto. L’Intelligence sta già muovendosi in questa direzione, cercando di comprendere la vera manovra dietro al fenomeno.
La circolazione delle informazioni amplifica le minacce, ma deve essere preservata. Gabrielli ha riconosciuto che, nonostante la libertà di informazione sia un elemento positivo, può essere sfruttata per generare paura. Tuttavia, la libertà di informazione va preservata. La digitalizzazione ha reso le infrastrutture critiche sempre più vulnerabili, e anche un attacco remoto a un piccolo dispositivo può avere conseguenze importanti. La risposta del governo italiano, però, non è ancora chiara. Gabrielli ha riconosciuto che, nonostante un forte incremento di personale qualificato negli ultimi anni, le esigenze crescono così velocemente che si registrano carenze. «Se il mondo è senza confini per chi attacca, deve esserlo anche per chi si difende», ha detto. La presidente del governo, Meloni, si è detta preoccupata, ma la strada per una risposta efficace richiede ulteriori risorse e collaborazione internazionale.
Il fenomeno, pur complesso, non è nuovo: si tratta di un’emulazione di attacchi precedenti, che potrebbero continuare a crescere. «Questo è solo l’inizio», ha detto Gabrielli. «Molto presto faremo esplodere i vostri aerei, le navi da crociera, le stazioni della metropolitana e i treni». La sfida non è solo tecnica, ma anche sociale: come gestire il panico senza compromettere la libertà di informazione. La risposta dovrà essere rapida, ma soprattutto coordinata, per evitare che il caos nei cieli si trasformi in una crisi reale.



