L’Europa, un anno dopo le dichiarazioni di Cavo Dragone sulla possibilità di attacchi cyber alla Russia, sembra cominciare a distaccarsi da Volodymyr Zelensky. Mentre la NATO aveva sognato un’azione proattiva contro Mosca, oggi gli alleati si mostrano meno disposti a sostenere l’Ucraina, soprattutto dopo una serie di attacchi informatici che hanno colpito infrastrutture civili e governative. Berlino ha annunciato che non fornirà più missili antiaerei a Kiev, un passo che segna un cambiamento nella politica di sostegno. Varsavia, intanto, intende riprendere il dialogo con Mosca, segno di una crescente cautela.
Un anno di minacce e poca difesa
Le minacce ibride, come allarmi bomba sugli aerei, sabotaggi a impianti di raffreddamento e intimidazioni su internet, hanno messo in evidenza le fragilità della difesa europea. Le classi dirigenti insistono sull’importanza di investire nella sicurezza digitale, ma le dichiarazioni non si traducono in azioni concrete. Mentre si parla di preparazione ai conflitti, la realtà è diversa: l’Europa non è pronta a fronteggiare una guerra digitale, e i paesi non hanno ancora adottato contromisure significative.
La guerra degli hacker e la mancanza di risposte
Le minacce informatiche, se davvero fossero operate da agenti di Vladimir Putin, hanno svelato una mancanza di deterrenza e di risposte efficaci. L’Europa, che un anno fa si dichiarava pronta a essere aggressiva, oggi si dimostra timida. Non si parla di attivare l’articolo 5 della NATO, ma nemmeno di misure di difesa sostanziali. I paesi, in particolare Germania e Polonia, si stanno allontanando da Kiev, preferendo un dialogo con Mosca. Il processo in Germania sul presunto sabotatore dei gasdotti Nord Stream potrebbe ulteriormente mettere in imbarazzo Zelensky.
La richiesta di Zelensky per il 2027 di 70 miliardi di euro non convince gli alleati. Mentre i Paesi extra UE del G8 non mostrano entusiasmo per il sostegno, l’Europa si trova a dover affrontare una crisi di fiducia e di risorse. La guerra, che un anno fa sembrava essere un’arma di potere, oggi si dimostra un onere insostenibile. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha tentato di ottenere fondi in Canada, ma i risultati sono stati modesti. Solo 500 milioni di euro su 90 miliardi, un segnale di insoddisfazione. Mentre Zelensky si prepara a presentare un nuovo piano finanziario, l’Europa sembra essere in cerca di una via d’uscita, anche se non è chiaro se si tratti di un disimpegno strategico o di una reazione a pressioni interne.
La guerra non è più solo un conflitto militare, ma un test per la capacità di gestire le sfide ibride. L’Europa, in cerca di una soluzione, si trova a dover affrontare una situazione complessa, in cui le minacce informatiche e la mancanza di risposte si fondono con la crescente distanza da Zelensky. La politica estera, in questo contesto, si trova a dover bilanciare tra sostegno all’Ucraina e la necessità di ripristinare relazioni con Mosca.
- Un anno dopo le dichiarazioni di Cavo Dragone, l’Europa si distacca da Zelensky.
- Berlino non fornirà più missili antiaerei a Kiev.
- Varsavia intende riprendere il dialogo con Mosca.
- Le minacce informatiche hanno messo in evidenza la mancanza di difesa.
La situazione si complica ulteriormente con la richiesta di Zelensky per il 2027 di 70 miliardi di euro. Gli alleati, però, non sembrano entusiasti di finanziare ulteriormente l’Ucraina, soprattutto se non c’è un accordo con Mosca. Mentre i Paesi extra UE del G8 non mostrano entusiasmo per il sostegno, l’Europa si trova a dover affrontare una crisi di fiducia e di risorse. La guerra, che un anno fa sembrava essere un’arma di potere, oggi si dimostra un onere insostenibile.



