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sabato 7 Novembre 2026

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Forzare una serratura per ottenere risposta non è violenza, è disobbedienza civile

Giulia Massolino difende manifestanti che hanno forzato una serratura per ottenere risposta, definendola disobbedienza civile e non violenza.

Il 6 novembre 2026, in piazza della Libertà a Trieste, si è svolta una manifestazione pacifica che ha visto la partecipazione di centinaia di persone. Giulia Massolino, consigliera regionale del Patto per l’Autonomia, ha espresso il suo sostegno ai manifestanti, definendo la loro azione come “disobbedienza civile” e non violenza. La consigliera ha condiviso una foto sui suoi social, in cui si vede lei insieme ai partecipanti, che hanno sfidato il freddo e il vento per protestare contro le condizioni di vita di chi vive in strada. La sua partecipazione è stata un atto di solidarietà verso chi vive in strada.

Disobbedienza civile e violenza

Massolino ha sottolineato che la forza utilizzata per ottenere una risposta istituziale non costituisce violenza, ma una forma di disobbedienza civile. “Se per ottenere risposta serve forzare una serratura, questo non è violenza, è disobbedienza civile”, ha scritto la consigliera. La sua dichiarazione arriva in seguito a un episodio in cui alcuni manifestanti hanno tentato di occupare un magazzino abbandonato, in via Flavio Gioia, per offrire un rifugio a chi vive in strada. La sua posizione è chiara e netta a favore della protesta non violenta.

Le reazioni delle forze dell’ordine

Le squadre di polizia in tenuta antisommossa sono arrivate sul posto, ma i manifestanti erano rimasti pacifici. La consigliera ha riferito che i poliziotti hanno risposto con i manganelli, nonostante le richieste di calma da parte di Elena Canciani, responsabile nazionale della Task force ricerca azione di Amnesty International. “La risposta sono stati i manganelli”, ha scritto Massolino, sottolineando che le forze dell’ordine hanno alzato i toni del conflitto senza motivo. Le forze dell’ordine hanno inutilmente alzato i toni del conflitto. La manifestazione ha visto anche l’uso di un petardo, che la consigliera ha definito “non una bomba carta, ma un petardo”. Ha espresso preoccupazione per l’uso di esplosivi in contesti di protesta e ha chiesto di evitare tali azioni. “E io non vorrei che si lanciassero petardi mai, eh, né a capodanno né alle manifestazioni”, ha aggiunto. Ha chiesto di evitare l’uso di petardi in contesti di protesta.

Massolino ha sottolineato che la sua partecipazione alla manifestazione è stata un atto di solidarietà verso chi vive in strada. “Eravamo in tante e tanti a esserci, a mettere i nostri corpi, a dire che non ci sta bene che le istituzioni lascino morire le persone per strada”, ha scritto. La consigliera ha anche sottolineato che la struttura in via Gioia potrebbe ospitare oltre cento persone in un centro a bassa soglia, offrendo un’alternativa a chi non ha un tetto sopra la testa. La struttura potrebbe ospitare oltre cento persone in un centro a bassa soglia.

La sua dichiarazione rappresenta una posizione chiara e netta a favore della protesta non violenta, ma anche una critica alle istituzioni che non rispondono alle esigenze delle persone in difficoltà. “Violenza è lasciare morire le persone di freddo nelle strade di una città tra le più ricche d’Italia”, ha concluso Massolino, definendo la sua azione come un atto di disobbedienza civile. La sua azione è un atto di disobbedienza civile.

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